La città del Papa re: Roma

Probabilmente Bergoglio non se ne sarà accorto, oppure lo sa e ci sta lavorando su. Forse ne è consapevole ma non gli importa nulla. Fatto sta che Roma, con la fine della giunta Marino e l’inizio dell’epopea pentastellata, è entrata in una fase conservatrice, volta a renderla una città esteticamente bella, ma povera di contenuti al suo interno. D’altronde, Virginia Raggi non ha mai nascosto, durante la campagna elettorale, la sua intenzione di occuparsi «prima dell’ordinario e poi dello straordinario». Peccato che l’ordinario è (giustamente) roba di tutti i giorni: il taglio dell’erba, la manutenzione delle strade e tanto altro. Lo straordinario invece è tutto quell’insieme di attività che prevedono sforzi maggiori e particolari, che se ben realizzati permetterebbero alla città di fare un salto di qualità. Roma è una delle maggiori capitali internazionali, una città ricca di storia, arte, bellezze naturalistiche e non solo; non merita di essere trattata come una città di seconda fascia. Invece, è quello che sta accadendo. Il rifiuto di confermare la candidatura alle Olimpiadi 2024 è stato un passo indietro gravissimo. Vero che la capitale è sotto una cappa di corruzione di cui Mafia Capitale è, con ogni probabilità, solo una ulteriore conferma di quello che è un male storico di Roma. Ma, se prima del 20 settembre 1870, giorno della presa di Porta Pia e fine del potere temporale dei Papi sulla città eterna, avessimo ascoltato i ragionamenti di coloro contrari all’annessione al Regno d’Italia di Roma perché considerata una «sacca di corruzione», molto probabilmente oggi staremmo a parlare di un’Italia la cui capitale era Firenze, mentre Latina si collocava come la prima città del Lazio, a pochi km dallo Stato Pontificio. L’illegalità va combattuta sfidandola, dimostrando che il territorio sa organizzare grandi progetti nel rispetto della legge, impedendo al malaffare di infiltrarsi. I grillini, invece, hanno optato per una politica del «non fare», sacrificando i benefici a favore della gente «onesta», pur di fare uno sgarro a quei «brutti cattivoni» della famiglia Caltagirone. Lungi da me osannare questi ultimi, ma permettetemi di dire che un Paese che ha paura delle infiltrazioni della illegalità, che teme eventuali monopoli di alcune famiglie di costruttori etc., è destinato a morire, non tanto come entità statale, bensì nel suo orgoglio, nelle sue ambizioni di essere migliore giorno dopo giorno.

Roma, progressivamente, sta tornando ad essere la città del Papa re. La mastodontica processione dedicata ai Santi Pio e Leopoldo, il Giubileo straordinario e quello «ordinario» che si terrà tra qualche anno, sono la triste conferma di quali unici grandi eventi Roma, per un lungo periodo, potrà ospitare. Peccato che trattasi della capitale di uno Stato laico, di una città che dovrebbe competere con Parigi (città coraggiosa, se si pensa che ha organizzato gli Europei di calcio 2016 nella paura di ulteriori attentati e che punta ad organizzare le Olimpiadi 2024, periodo in cui la tensione sarà forse un pochino scemata, ma sicuramente non il livello di guardia), distante pochi chilometri da quella Napoli tanto accusata di essere criminale, ma allo stesso tempo ambiziosa, perché in grado di ospitare l’America’s Cup, la Coppa Davis, di proporsi come sostituta per i Giochi Olimpici.

Il ritorno del Papa Re è un salto indietro nella storia, forse di secoli. Il 3 novembre 2016, il Campidoglio ha effettuato un altro passo a favore della svolta conservatrice. È stata votata una mozione contro la direttiva Bolkestein, un provvedimento dell’Unione Europea che permette ad un qualsiasi cittadino dell’UE di proporre, nel territorio di questa, la propria attività. Ai venditori ambulanti non piace l’art.12, perché li obbliga a partecipare ai bandi per il rinnovo delle licenze insieme alle società di capitali. Così, pur di salvaguardare i piccoli (almeno così ha detto la Raggi), si è deciso di votare una mozione che impegna il Comune a prorogare fino al 2020 l’attuale sistema bancarellario, ad oggi quasi monopolizzato dai Tredicine, che dopo i colpi subiti dalla giunta Marino, oggi sembrano vivere una nuova rinascita.

D’altronde, anche all’epoca dello Stato Pontificio, erano poche famiglie e qualche corporazione a farla da padrone.



Angelo Cioeta

Sono uno studente universitario che al momento prova a prendersi una laurea in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali. Ho diverse passioni: la lettura, la politica, lo sport etc. Ma di una cosa non posso fare assolutamente a meno: stare all'aria aperta, cercare di fugare i luoghi chiusi il più possibile. Camminare, andare in bicicletta, visitare luoghi, girare l’Italia e il mondo significa per me vivere nel vero senso del termine. E a tutto ciò, ci aggiungo anche l'incredibile pazzia (per me) di ballare la salsa cubana. Così son fatto.

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