La paura di professare

L’ennesimo attentato terroristico avvenuto nella mattinata di martedi 26 luglio a Saint-Etienne-du-Rouvray, in Francia, ha posto di nuovo l’attenzione sul motivo principale della guerra intrapresa dallo stato Islamico e cioè la religione. L’uccisione del parroco di una chiesa vicino Rouen, come ben sappiamo, è avvenuta durante una celebrazione religiosa interrotta proprio da due terroristi (nati nella cittadina francese), i quali dopo averlo sgozzato hanno filmato il loro attacco e soprattutto hanno recitato un sermone in lingua araba, come testimonia una delle suore li presenti.

Ciò che desta più scalpore in questo nuovo attentato non è solo l’uccisione dell’ennesimo innocente, ma è anche e soprattutto la location nella quale si è consumato tutto ciò, vale la a dire la chiesa simbolo della cristianità che molte volte è stata attaccata pubblicamente dagli esponenti dell’IS, ma che in Europa non era mai stata oggetto di un vero e proprio attentato. Tutto ciò testimonia la ferrea volontà di Daesh di incutere terrore oltre che nella vita quotidiana anche nella vita religiosa e spirituale della popolazione europea. Se fino a ieri i luoghi degli attentati erano stati di cultura come i cinema, luoghi di stampa come Charlie Ebdo e luoghi di svago come parchi e ristoranti, ora anche i luoghi sacri della cristianità europea si aggiungono all’elenco.

L’attenzione dell’opinione pubblica non può che concentrarsi quindi su Roma e su un Giubileo che ha visto fino ad ora salire il livello di pericolo al due e diminuire il numero di partecipanti, che era previsto intorno ai 30 milioni e che invece saranno non più di 20 milioni nella migliore delle ipotesi.

Il tutto è avvenuto poi a ridosso della Giornata mondiale della gioventù alla quale ha partecipato anche Papa Francesco, il quale ha ripetuto più volte che la guerra ormai in atto da più di un anno non può e non deve essere definita religiosa. Risulta difficile però tutt’oggi, alla luce di quanto successo, non parlare di guerra religiosa, anche e soprattutto per le minacce e le foto che popolano il web e che ritraggono spesso e volentieri la sede del Vaticano e piazza San Pietro surclassate dalla potenza del Califfato e dalla bandiera nera delo Stato Islamico.

Ciò che la popolazione europea e più precisamente i cristiani di Europa possono e devono fare, è non aver timore di professare, perché altrimenti sarebbe davvero l’inizio della fine dei valori di libertà e giustizia che le Costituzioni dei paesi europei incarnano nei propri articoli, ma soprattutto avremmo già perso in partenza questa guerra.



Luca Valvo

Luca Valvo è nato nel 1999. Ama esprimere le sue idee attraverso discorsi che non finiscono mai, puntando su concetti concreti e poco astratti. Ha scelto WT per condividere tutto ciò.

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