Resistenza agli antibiotici: una minaccia?

“L’era post-antibiotici – nella quale infezioni comuni e lievi ferite possono diventare mortali – ormai lontana dall’essere considerata una fantasia apocalittica, è diventata invece una reale possibilità del XXI secolo”. Così Keiji Fukuda, Vicedirettore per la Sicurezza Sanitaria del OMS apre la prefazione al 1° Rapporto Globale sulla resistenza antimicrobica (AMR), pubblicato il 30 aprile 2014 dalla Organizzazione Mondiale della Sanita’ (OMS – Organizzazione Mondiale della Sanità- tradotto da: World Health Organization WHO).

Lo scenario non è dei migliori: l’utilizzo inappropriato e continuo di antibiotici ha permesso la proliferazione di ceppi batterici resistenti ai farmaci. Di conseguenza diventa sempre più difficile trattare una vasta gamma di infezioni batteriche, in origine abbastanza facili da contrarre e curare. Il rapporto indica come causa principale della resistenza batterica l’utilizzo inappropriato di antibiotici: l’auto-prescrizione dei pazienti senza consultare il medico o quest’ultimo che ne prescrive dosi abbondanti anche per il raffreddore (che è scatenato da un virus, non da un batterio) o l’uso massiccio negli allevamenti per permettere la crescita dei capi allevati in assenza di malattia.
Quest’ultima pratica favorisce lo sviluppo di ceppi batterici resistenti di Salmonella ed Escherichia Coli (responsabili di diversi tipi di infezioni) ed è stata regolamentata solo nell’ultimo decennio in Europa, vietando l’uso di antibiotici come promotori di crescita. La strada è ancora in salita negli Stati Uniti dove nonostante due disegni di legge federali sull’argomento (S.742 e HR 2562) proposti negli ultimi anni, non esiste ancora nessuna vera regolamentazione per il fenomeno.

La resistenza agli antibiotici si manifesta nelle grandi popolazioni che ne fanno un uso massiccio. Si valuta che solo in India il 95% della popolazione abbia contratto infezioni batteriche resistenti agli antibiotici beta-lattamici (molto utilizzati nei paesi sviluppati), in particolare ad una classe specifica denominati carbapenemi, considerati farmaci di ultima generazione. In Italia la farmaco-resistenza a questa classe di antibiotici è stimata essere nel 25% della popolazione adulta (peggio solo la Grecia nella UE).

Come da comunicato dell’AIFA (agenzia italiana del farmaco): oltre alla prevenzione e al controllo delle infezioni, alla vaccinazione per ridurre la necessità di antibiotici, si deve ridurre l’uso inappropriato di antibiotici.  Nei Paesi sviluppati, tra le diverse cause che hanno portato a una crescita così rapida delle resistenze, un fattore importante è costituito dalle prescrizioni inappropriate e dall’abuso nei consumi da parte della popolazione. Anche l’OMS ribadisce più volte l’importanza di una corretta formazione agli operatori sanitari e dell’informazione alla popolazione generale per orientare correttamente le abitudini di utilizzo degli antibiotici.  A tal proposito, il rapporto provvede a fornire anche alcune indicazioni per i cittadini:

  • Utilizzare gli antibiotici solo se prescritti da un medico
  • Effettuare la terapia completa e non interromperla come spesso succede
  • Evitare la somministrazione di più antibiotici in periodi ravvicinati

Per gli operatori sanitari:

  • Migliorare prevenzione e controllo delle infezioni
  • Migliorare l’appropriatezza prescrittiva (prevedere o diagnosticare prima una eventuale farmaco-resistenza nel paziente)
  • Prescrivere antibiotici solo quando è veramente necessario

Per le istituzioni e l’industria del farmaco:

  • Adottare misure per promuovere l’innovazione e la ricerca
  • Regolamentare la cooperazione e la condivisione di informazioni tra tutti i soggetti interessati.


Riccardo Cari

Nato a Velletri in provincia di Roma, sono laureato all'Università di Roma “La Sapienza” in Chimica Organica e Biomolecolare. Ho sempre creduto essere riduttivo guardare il mondo che ci circonda senza indagare su quali meraviglie celi, quali meccanismi e ingranaggi fanno girare l’universo e smuovere la vita nel regno naturale. Per questo ho deciso di scrivere per walkie talkie: anche le cose più banali e quotidiane sono degne di nota, e ciò va riscoperto e condiviso!

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