Passo dopo passo

Da qualche parte, nel mondo,

alcune donne, di tanti paesi, con tante abitudini si sono alzate dal letto, organizzandosi, si sono unite, dando  vita alla Women Deliver, presentata per la prima volta a Londra nel 2007, divenuta oggi una grande conferenza sulla salute e sui diritti delle donne, delle ragazze e delle bambine, una valida organizzazione che cammina con ottimismo verso un ideale di sviluppo sostenibile, anche là dove di sostenibile non resta più quasi nulla.
In sostanza, si promette di non lasciare indietro nessuno. Le basi sono tre: l’educazione, la salute, l’uguaglianza. Riunisce voci da tutto il mondo per chiedere che vi siano impegno politico ed investimenti che si traducano a loro volta in azioni volte a migliorare la salute e il benessere delle ragazze e delle donne, in particolare per ridurre la mortalità materna e garantire l’accesso universale alla salute riproduttiva.

Dal generale al particolare, dal concetto all’ esperienza concreta sposto ora la mia attenzione su Maya, ragazza sedicenne del distretto di Dolakha, in Nepal, già sposa e madre. Il Nepal ha il secondo tasso più alto di gravidanze in età adolescenziale nel sud dell’Asia e si conta che 3 bambine su 10 si sposeranno prima di compiere 15 anni. Gran parte di loro abbandonerà la scuola.
Al di là di statistiche imparziali, calcoli insufficienti, opinioni poco acute, idee di rado valide, Maya con il supporto dell’organizzazione è riuscita a tornare a scuola, a concludere gli studi primari e a crearsi, nonostante la giovane età, un’idea di futuro, riguardo un suo personale sviluppo futuro oltre ciucci e pannolini, accanto a ciucci e pannolini.
La storia di Maya dimostra come si possa mantenere un realismo ottimista il quale si focalizzi più sul potere congenito delle bambine che sulle loro forzate condizioni di debolezza e impedimento.

Lo scorso 17 maggio, a Copenhagen, si è svolta la quarta conferenza globale Women Deliver che per tre giorni ha ospitato migliaia di partecipanti da tutto il mondo, tra cui capi di governo, responsabili politici, operatori sanitari, dirigenti aziendali, mezzi di comunicazione e rappresentanti delle maggiori Ong che si occupano di salute sessuale e riproduttiva, di maternità sicura e di interruzione volontaria di gravidanza, accanto ai temi riguardanti l’empowerment di donne e ragazze. Per raggiungere i 222 milioni di donne che non sono in grado di accedere alla moderna pianificazione familiare, abbiamo bisogno di pensare fuori dagli schemi, dobbiamo affrontare la situazione in modo olistico con la creazione di un ambiente favorevole che risponda alle esigenze delle donne, degli uomini e dei giovani di paesi che escono da conflitti o calamità naturali, e promuova politiche innovative e programmi adatti.
La definizione di una piattaforma globale è avviata e prosegue, seppur terribilmente a rilento, ostinatamente bene.



Emanuela Fava

Nasce a Roma nel 1995. Legge molto e parla poco. Ama scrivere, mangiare e ricordare. Walkie Talkie è un'ottima opportunità per dar voce alle cose in cui crede.

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