Il grillismo visto attraverso Fedez

Che ci siano dei legami tra Fedez ed il Movimento 5 stelle non è un mistero: lui stesso ha più volte dichiarato pubblicamente le sue simpatie, oltre ad aver supportato attivamente il Movimento attraverso l’inno “Non sono partito” che ha fatto da colonna sonora all’evento “Italia a 5 stelle”. Il rapper milanese non è l’unico, nel panorama musicale italiano, ad aver esplicitato questa presa di posizione ma sarebbe sbagliato considerare Fedez soltanto come un “cantante” tra i tanti: Fedez è l’icona di una generazione, è il simbolo di una industria musicale che si trasforma e si rigenera nelle sue nuove caratteristiche.

Chiaramente il Fedez inteso come icona è in grado di spostare l’opinione pubblica, soprattutto tra i giovanissimi, tra coloro che hanno meno dimestichezza con la dialettica politica e con la dialettica giudiziaria, cioè l’elettorato ideale del Movimento stesso. Lo ha fatto qualche mese fa, denunciando in un video su Facebook la “censura” che avrebbe subito per la copertina del suo disco ed è tornato a farlo nel weekend con un altro video che prende spunto da un esposto – non ben identificato – di un rettore – anche questo anonimo – “contro” il verso del suo ultimo singolo “Vorrei ma non posto”. La frase incriminata è “Compreremo un altro esame all’università”.

In realtà, sia il caso della copertina sia quello della frase contenuta nell’ultimo singolo osteggiata dai rettori sembrano piuttosto vaghi e privi di contenuto. Non si può dire effettivamente quanto Fedez sia stato preso di mira e quanto invece sia una strategia mediatica per attirare l’attenzione. In questo, Fedez è pienamente l’espressione mediatica del Movimento 5 stelle: accuse di censura, ostentazione della sfida ai poteri forti, e via discorrendo; il risultato delle affermazioni del cantante o del gruppo politico si traduce quasi sempre un caso mediatico di grande effetto.

Ma nel video che Fedez ha pubblicato su Facebook c’è un aspetto forse nuovo ancora più sconvolgente e più disonesto. C’è infatti il tentativo di costruirsi un parallelo con lo studente che, nel suo ateneo, ha contestato il ministro Boschi sulla riforma costituzionale, il quale, pur con mille critiche possibili, cerca di farlo nel merito, con questioni fondate e con una evidente competenza della materia, ma soprattutto totalmente ignaro dell’attenzione mediatica che di lì a poco otterrà. Non è un distinguo da poco perché, al contrario, il cantante invece ricerca questa attenzione, forse anche con una malizia non indifferente.

Due immagini opposte, quindi, che sollevano questioni condivisibili, ma molto diverse nel metodo. Eppure, negli ultimi giorni sono state accomunate dalla rete e dai giornali, simboli inconsapevoli di chi, come il movimento 5 stelle, appunto, si oppone al “potere” – dei rettori o di una Ministra.
Da una parte una icona mediatica, dall’altra un semplice cittadino, nel ruolo dello studente. Simboli probabilmente, più delle due anime del Movimento 5 stelle: in origine cittadini anonimi che cercano di cambiare le cose, poi sempre più webstar attenti alla rete più che al reale cambiamento.
Ad oggi, dopo tre anni di legislatura, il Movimento dovrebbe decidere se vuole essere rappresentato dall’una o dall’altra immagine.



Gabriele Cimmino

Gabriele Cimmino è nato nel 1996, ha una personalità spiccata che si sviluppa tra letteratura, innaturali tendenze a parlare di sé in terza persona ed un incessante citazionismo; ad esempio, scrive su WalkieTalkie per consumare "un po' d'ansiosa incosciente giovinezza".

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