Le unioni civili e la realtà promessa sposa

L’iter legislativo della legge sulle unioni civili e sulle convivenze è stato a dir poco travagliato. Iniziato al Senato nel 2014, rinviato più volte, è arrivato a compimento soltanto ieri, dopo svariate consultazioni politiche (all’interno della commissione Giustiza e fuori da questa), dopo ribaltamenti di fronte ed infiniti incontri tra i parlamentari e le associazioni, tra i parlamentari e le famiglie arcobaleno.

Una legge frutto di un compromesso al ribasso ma comunque qualcosa, per alcuni; troppo poco, per altri; addirittura “troppo” per le forze sociali e politiche espressione del conservatorismo. Ed è proprio per questa assurda divisione politica costruita sulla bilancia delle concessioni e dei veti che è stata la Politica con la ‘p’ maiuscola a risultare, da subito, sconfitta e svilita, troppo indietro rispetto alle esigenze della società e dei cittadini.

Sfortunatamente, nemmeno questi ultimi tre giorni di discussione alla Camera (con un testo ormai blindato da una doppia fiducia) hanno restituito alla Politica una immagine degna di questa parola di straordinaria forza e di straordinaria bellezza.
Il tempo sembrava non passare mai ed ogni intervento dei parlamentari presenti cristallizzava in quei minuti ed in quelle parole ripetute all’infinito le vive speranze e le paure di chi, dalle tribune della Camera, attendeva il riconoscimento e le scuse di una Legge troppo in ritardo rispetto alla Realtà e rispetto al treno della Storia.

Per diverse volte, a chi ha assistito alle sedute di questa settimana, non è sembrato possibile che in quell’aula così importante e così maestosa, in un contesto così emozionante, potessero esser pronunciate parole che continuavano a sfidare il fantasma di un nemico che non c’è e che non può esserci.
Tra i banchi dell’opposizione andava in scena l’ennesimo teatrino mediatico. La spaccatura del centrodestra sul tema, le osservazioni moraleggianti dei cattolici, gli applausi convinti del gruppo dei 5 stelle al Deputato Bonafede che prima accusa implicitamente il Governo di fascismo citando Calamandrei e poi annuncia l’astensione della sua componente. E poi, citazioni come se piovesse: da Sant’Agostino a San Tommaso, passando per Manzoni con chi, dai banchi dell’opposizione, invoca un moderno Don Abbondio obiettore di coscienza ignorando forse che, ne “I promessi sposi” il suo personaggio rappresenta un’Italia vile ed asservita alle prepotenze.

Insomma, di tutto e di più è stato detto pur di ritardare per qualche minuto ancora la felicità di coppie, famiglie e di chi, più semplicemente, aspettava una Legge per sentirsi più leggero. Di poco ma più leggero.
Una pioggia di parole si è quindi abbattuta sulla realtà di chi viveva, fino a ieri, nell’oblio delle Leggi e della Politica nel vano tentativo di rovinare una bella giornata. Vano perché, alla fine, una pioggia di parole non può che far posto all’arcobaleno.



Gabriele Cimmino

Gabriele Cimmino è nato nel 1996, ha una personalità spiccata che si sviluppa tra letteratura, innaturali tendenze a parlare di sé in terza persona ed un incessante citazionismo; ad esempio, scrive su WalkieTalkie per consumare "un po' d'ansiosa incosciente giovinezza".

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