Welfare State, Stato del benessere

Elementi definitori e brevi cenni storici

Con il termine Welfare State (stato benessere) si fa riferimento all’impiego che gli stati di diritto, basati sul principio d’uguaglianza, hanno assunto nei confronti del benessere della collettività, in base alle modalità praticate dall’azione pubblica in alcuni settori, le cui attività produttive e di trasferimento del reddito (politiche di natura tributaria, sussidiaria) sono collegate a esigenze di natura sociale.
Gli obiettivi perseguiti dal welfare sono fondamentalmente tre: assicurare un tenore di vita minimo a tutti i cittadini; dare sicurezza agli individui e alle famiglie in presenza di eventi naturali ed economici sfavorevoli di vario genere; consentire a tutti i cittadini di usufruire di alcuni servizi fondamentali, quali l’istruzione e la sanità.
Uno degli strumenti più efficaci ed efficienti utilizzati dai policy è l’intervento in politiche di bilancio; manovrando sulla composizione qualitativa e quantitativa sia dei canali di entrate fiscali (che colpiscono la ricchezza del cittadino in quanto contribuente) sia nelle molteplici voci della spesa pubblica (che incide sulla ricchezza del cittadino attraverso il diritto di usufruire di beni e servizi messi a disposizione dallo Stato).

Lo sviluppo del Welfare deriva da scelte politiche, volte a soddisfare le esigenze collettive, che hanno la necessità di un intervento pubblico per motivi di efficienza (la capacità di azione o di produzione con il minimo di scarto, di spesa, di risorse e di tempo impiegati). Si è notato che la natura di questi interventi è stata strettamente legata sia all’andamento economico sia ai rapporti tra e diverse classi sociali, infatti le prime forme di intervento risalgono al 1601, con l’emanazione da parte del governo inglese delle “Poor Laws”, una serie di leggi volte a sostenere le classi più povere dovute al fenomeno di pauperismo (fenomeno economico e sociale caratterizzato dalla presenza di larghi strati di popolazione, o anche di intere aree, in condizioni di profonda miseria dovuta a fattori economici e strutturali). Questo intervento ha dato effetti compressivi sia del tasso di povertà che di criminalità.

Il momento di maggior sviluppo del Welfare ha avuto inizio con l’affermarsi di nuove realtà economiche, grazie alle rivoluzioni industriali. In questi anni infatti gli Stati hanno attuato interventi di protezione sociale, come nel 1883, il cancelliere tedesco Bismarck, da avvio a le prime assicurazioni prudenziali, riconoscendo ai lavoratori diritti come la malattia e un fondo pensionistico.
In Italia nel 1898 viene emanata una legge che istituisce l’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro, nel 1907 in Danimarca e poi nel 1911 in Inghilterra nascono le prime forme di assicurazione contro la disoccupazione.

Il Welfare, quindi, ha come obiettivo la tutela del cittadino e come finalità la riduzione delle disuguaglianze sociali. Esempi di diritti sociali garantiti dal Welfare sono:

  • Assistenza Sanitaria;
  • Pubblica Istituzione;
  • Indennità di disoccupazione, sussidi familiari, in caso di accertato stato di povertà o bisogno;
  • Previdenza Sociale (assistenza d’invalidità e di vecchiaia);
  • Accesso alle risorse culturali (biblioteche, musei, tempo libero);
  • Difesa dell’ambiente naturale.

Nel mondo, con il passare del tempo, si è sempre più avvertita l’idea che il cittadino, in quanto tale, ha la necessità di una serie di bisogni sociali, che devono essere garantiti e perseguiti dallo stato e di politiche redistribuite del reddito, con la capacità di livellamento sociale e di sostegno all’occupazione.

Questo è il primo di una serie di articoli a cura di Gian Marco Mastrella con il fine di avvicinare le persone a questo argomento economico di natura sociale.



Gian Marco Mastrella

Studente di economia, 23 anni, da sempre appassionato per l'economia, soprattutto su interessi che spaziano un po' su tutto, dallo sport, dalla musica, alla cultura.

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