Femministi

Alla fermata; una vita d’attesa, mille ritardi, corse sospese, capita di guardare ciò che c’è intorno, per colmare questo perenne indugio, distrattamente. Non sempre però: una ragazzina, seduta accanto a me, parla con un lui non ben identificato che è dall’altra parte del suo Iphone: “Scialla! Ha spiegato il femminismo ma mica ho capito perché l’uomo deve averne paura.” Io riparto da qui.

Scatto di istantanee; sarebbe cosa non da poco sospendere, centrare, scomporre fino al più piccolo frammento le idee che si sono diramate dal diciassettesimo secolo in avanti, via via sempre più prepotentemente, nelle diverse tappe del movimento femminista e come da queste esso sia poi evoluto, sia col tempo progredito. Ci si accorgerebbe allora che la già citata paura, una preoccupazione fastidiosa, un timore incessante, mosse l’uomo ad impensierirsi di fronte a donne con elmo e corazza. La stessa inquietudine che deriva dal  fastidio recatoci da un qualcosa che repentinamente e senza preavviso cambia rotta. Il moto abituale è diverso, spezzato, non esiste più. Persiste oggi questo atteggiamento? La paura ha preso pian piano forme sempre più stereotipate, accettate e non più discusse, rientranti nella forma mentis generale. Ma ha valore assoluto? Fortunatamente no e dalla Spagna arrivano buone notizie. Miguel Àngel Lozoya, Paco Abril, Octavio Salazar sono tre uomini, femministi: nella giornata sulla nuova paternità e mascolinità organizzata dall’Università di Deusto, i tre portano avanti una nuova idea di mascolinità che non abusa della donna, né del suo corpo, né del suo tempo. In varie conferenze, presentano un uomo in costruzione, non partecipante passivo, padre occasionale, attivo solamente da un punto di vista lavorativo ma una figura maschile ben inserita in tutte la diverse sfere del reale, famiglia, lavoro, società; una figura maschile che vive la parità nel quotidiano. Non propongono di abbassare le difese, ma di esercitare molta comprensione, tanto rispetto, e un briciolo di empatia per una causa a primo impatto estranea, diversa, non personale. È un studio al rispetto, puro e nudo.

Qualità femminili, qualità maschili, unite per una causa comune, l’uguaglianza, che si ottiene quando un individuo si svincola dal pregiudizio, è libero, non vede le sue idee oscurate dall’ombra del tabù. Concludono le parole di Simone De Beauvoir, donna, scrittrice, amabile femminista: Quali vie le sono aperte? Quali finiscono in un vicolo cieco? Come trovare l’indipendenza nella dipendenza? Quali circostanze limitano la libertà della donna? E sarà in grado di superarle? Questi sono i problemi fondamentali che vorremmo chiarire. Il che equivale a dire che non porremmo la sorte dell’individuo in termini di felicità, ma porremmo la sorte della donna in termini di libertà.



Emanuela Fava

Nasce a Roma nel 1995. Legge molto e parla poco. Ama scrivere, mangiare e ricordare. Walkie Talkie è un'ottima opportunità per dar voce alle cose in cui crede.

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