Omeopatia: si parla davvero di scienza?

Chi non ha mai sentito parlare di omeopatia o di farmaci omeopatici? Vi siete mai chiesti se queste pratiche avessero un effetto reale nella cura di alcune malattie? Cosa spinge diverse persone ad abbandonare le cure mediche classiche per “curarsi” in questo modo? L’omeopatia è una scienza?

Vediamo di fare luce sull’argomento: l’omeopatia (dal greco omèos= stesso e pathos= dolore) è una controversa pratica pseudo medica basata sui principi formulati dal medico tedesco Samuel Hanhemann (1744-1843). In quegli anni la medicina era ancora in fase embrionale, poco basata su esperimenti e prove, più indirizzata verso la speculazione quasi filosofica delle cause generali delle malattie. In questo contesto si inserisce il sopracitato medico tedesco. Basandosi su esperimenti effettuati su sé stesso, formulò che in ogni essere umano esiste una forza vitale in grado di regolare le proprie funzioni corporee. Secondo questo principio le malattie avrebbero origine in un disequilibrio della forza vitale stessa. Da questa ipotesi nascono i due principi fondamentali dell’omeopatia, che sono rimasti inalterati dall’epoca del romanticismo tedesco di Hanhemann:

1) per curare una malattia bisogna somministrare un farmaco che ne provochi gli stessi sintomi ma con un effetto più blando. Secondo il principio per cui “il simile cura il suo simile”, il farmaco si sostituisce alla malattia e riattiva la forza vitale. Ciò è strettamente correlato al secondo principio ossia:

2) il farmaco va somministrato in quantità minima, tale da sostituirsi alla malattia e riattivare l’equilibrio. Viene perciò diluito in dosi minime per avere la “potenza” desiderata. Le potenze sono in realtà diluizioni 1 a 100 (potenze centesimali o potenze C o anche CH) o diluizioni 1 a 10 (potenze decimali o potenze D o anche DH). In una diluizione C una parte di sostanza viene diluita in 99 parti di diluente (acqua) e successivamente agitata con forza secondo un procedimento chiamato dagli omeopati “succussione”; in una diluizione D, invece, una parte di sostanza viene diluita in 9 parti di diluente e sottoposta poi allo stesso processo di dinamizzazione. Una sostanza che abbia potenza 15 CH sarebbe diluita in realtà 1 a 100 per 15 volte ed in realtà nella soluzione ormai non c’è più alcuna traccia del farmaco.

omeopatia-diluizioni-omeopatiche

come funziona il processo di diluizione omeopatica

Conoscendo di più sulla storia ed i principi di questa pseudoscienza ci siamo già fatti un’idea: può un farmaco omeopatico (dove in realtà il farmaco non c’è più come abbiamo visto) essere una cura reale? Se non siamo ancora convinti, possiamo analizzare alcuni studi clinici in merito: nel 2005 l’autorevole rivista Lancet pubblica un articolo in cui si paragona l’efficacia di un farmaco omeopatico alle cure tradizionali, dimostrandone un effetto non superiore all’effetto Placebo. Nel 2010 anche le organizzazioni governative come la camera dei comuni britannica si esprime negativamente sull’omeopatia, dopo studi e ricerche durati più di un anno. Il suo effetto è un Placebo che non è associato a nessuna terapia continuativa, perdendo qualsiasi efficacia.

Può curare malattie croniche o molto gravi? Studi pubblicati su European Journal of Cancer nel 2006, correlavano la terapia tumorale con esperimenti di cura omeopatica, non riscontrando in alcun caso un effetto positivo.

L’omeopatia è una pseudoscienza, e come tale senza nessun fondamento scientifico. Nonostante i suoi metodi e farmaci risultano inefficaci per qualsiasi tipo di malattia, ancora oggi  è molto diffusa. Le cause principali sono la disinformazione, le mode odierne per la medicina naturale od orientale (che sono ben altra cosa rispetto l’omeopatia) e la disperazione di persone che lottano contro mali gravi, i quali possono più facilmente essere abbindolati da “pseudomedici” che fanno uso di queste cure.



Riccardo Cari

Nato a Velletri in provincia di Roma, sono laureato all'Università di Roma “La Sapienza” in Chimica Organica e Biomolecolare. Ho sempre creduto essere riduttivo guardare il mondo che ci circonda senza indagare su quali meraviglie celi, quali meccanismi e ingranaggi fanno girare l’universo e smuovere la vita nel regno naturale. Per questo ho deciso di scrivere per walkie talkie: anche le cose più banali e quotidiane sono degne di nota, e ciò va riscoperto e condiviso!

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