Il centrodestra che non c’è

È passata appena una settimana dalla vittoria di Giuseppe Sala alle primarie di Milano del centrosinistra che lo scenario sembra essersi rapidamente trasformato; come un cambio di scenografia durante l’intervallo, si apre adesso il secondo atto di questa campagna di avvicinamento alle amministrative.
Nel giro di pochi giorni la nascente coalizione di centrodestra formata da Salvini-Meloni-Berlusconi ha ufficializzato i suoi due candidati per Roma e per Milano: rispettivamente Guido Bertolaso e Stefano Parisi, due scelte declinate più sulle possibilità di vittoria e sull’impatto mediatico che sulla linea politica, due scelte insomma più vicine al ventennio berlusconiano che al rinnovamento ed alla grinta portate sulla scena da Salvini.

Il fatto di aspettare le primarie del Partito Democratico per scegliere il candidato per Milano dovrebbe già far riflettere sulle condizioni di questa coalizione, sulla sua fragilità e sulla millantata proposta di ricostruzione di un’area politica che invece, evidentemente, è sempre stata impostata sulle persone e non sulle idee; un’area che ha sempre avuto al suo interno tante anime diverse ed in contrasto tra loro, unite miracolosamente sotto la guida di Berlusconi. Adesso che il leader di Forza Italia sembrava pronto ad un’uscita  di scena senza traumi, invece, tutto torna al nucleo iniziale, all’attesa di un candidato che “scende in campo per il bene del Paese / della Città / dei cittadini ecc. ecc” – questa la frase che sta bene addosso ad ogni nuovo disceso nel campo del centrodestra.
Candidare Parisi è una scelta assolutamente intelligente: sostanzialmente, essendo un profilo simile a quello di Giuseppe Sala, annulla le possibili differenze e spinge gli elettori a fare una scelta personale, eludendo la scelta “di campo” che avrebbe sicuramente favorito il centrosinistra vista l’ottima esperienza amministrativa di Pisapia. Il problema è piuttosto un altro: rinunciare alle primarie (su precisa avversione da parte di Berlusconi) significa esporsi al rischio di altri candidati che possono attingere allo stesso bacino elettorale – Sgarbi e Passera, per esempio, che hanno già reso pubblica la loro intenzione di correre per il municipio.

Al contrario, a Roma, il centrodestra ha giocato d’anticipo ma la scelta di Guido Bertolaso farà discutere: c’è l’incognita Marchini, che a questo punto correrà da solo, ed i guai giudiziari pregressi di mister protezione civile (al di là del principio di innocenza) rischiano di favorire la retorica giustizialista del m5s, grande favorito per il dopo-Marino. Anche questo è un elemento interessante: se a Milano i pentastellati sembrano piuttosto indietro, a Roma rischiano di controbilanciare il peso degli altri candidati, aprendo la strada verso un tripolarismo che influenzerebbe anche le prospettive politiche nazionali. In caso di ballottaggio, per chi voterebbero gli elettori del polo rimasto escluso?

Questa è una bella domanda, che ne introduce una ancora più interessante: se in questo momento il Partito Democratico si pone come forza di Governo in tutti i contesti (dalle Regioni, ai Comuni, al Parlamento), quale può essere considerata la sua naturale opposizione? Il Movimento 5 Stelle o le riunite forze del centrodestra?
La risposta è lontana e, se dovessero arrivare due risultati molto diversi a Roma ed a Milano, probabilmente non la otterremo nemmeno dopo queste amministrative.
Per ora però, abbiamo due dati politici inconfutabili ed importantissimi: primo, le primarie per il candidato, se svolte correttamente, sono un vanto per qualsiasi partito/coalizione, perché attirano consenso ed attenzione mediatica, facendo passare in secondo piano le scelte degli avversari; secondo, in questo momento il centrodestra sembra prigioniero del suo passato e di una dialettica politica ormai superata.
Questa fase dei candidati per le Amministrative ha il sapore di occasione persa per dare un segnale di cambiamento. E se veramente il centrodestra targato Salvini vuole proporsi come una forza politica credibile, non può permettersi altre indecisioni.



Gabriele Cimmino

Gabriele Cimmino è nato nel 1996, ha una personalità spiccata che si sviluppa tra letteratura, innaturali tendenze a parlare di sé in terza persona ed un incessante citazionismo; ad esempio, scrive su WalkieTalkie per consumare "un po' d'ansiosa incosciente giovinezza".

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