Sudditi e coglionati?

Domenica scorsa, come tutte le domeniche, dopo spanzate, bevute e quant’altro, ce ne siamo stati sul divano di casa, a fare zapping tra telegiornali, partite, gare, trasmissioni soporifere. Ma, come nel resto della settimana, ci siamo sorbiti anche vagonate di propaganda politica. Letali nella fase abbiocco. Ma, tra un Mattarella e un Bergoglio, tra un Brunetta e un Renzi, tra un Salvini e una Camusso, tra Di Maio e un Angelino Alfano, ho pensato che sarebbe stato utile ricordare alcuni dati, così, per almeno tentare di vaccinarci dalle balle più resistenti. E dare un po’ più di sostanza ai nervi che ci salgono regolarmente davanti alla tivvù, ma non solo.

Prima di tutto: “Se ci fosse meno evasione, ci sarebbero più entrate e tutti pagheremmo di meno“. Non fa una grinza, nevvero? Peccato che non sia mai successo. La frase ha una sua logica, ma fino ad oggi non è mai avvenuto che a un aumento delle entrate sia seguita una diminuzione delle tasse. Anzi è aumentata regolarmente la spesa pubblica. Chi vuole qualche dato lo può trovare qui.

Seconda cosa: “Questa economia rende i poveri sempre più poveri e i ricchi sempre più ricchi“. Ecco, questa è una cazzata. E non è questione di opinioni, è proprio falso. Il peronista sul soglio di S. Pietro, per promuovere la sua narrazione (che tanto fa impazzire credenti, credenti per caso e laici di colpo rapiti dal misticismo), la ripete a iosa. Ma i dati non la supportano. Ad esempio, recenti dati sull’America Latina, dimostrano come, seppur sia aumentato il divario tra ricchi e poveri, i poveri stanno meglio e complessivamente tutti stanno meglio. Per carità, Bergoglio è un simpaticone, ma spesso anche i millantatori sono simpatici.

Infine terzo ed ultimo ragionamento: “Abbiamo inserito il canone in bolletta così che nessuno possa evadere“. Ma vi pare sensato che nel 2015, con l’attuale livello di tecnologie multimediali e diavolerie varie, un cittadino europeo debba essere costretto a pagare per un servizio che magari non desidera? È possibile pensare che a qualcuno non gliene freghi niente non solo del (dis)servizio pubblico radio-televisivo, ma che non gliene freghi niente della Tv nel suo complesso, per dire? Sarebbe possibile creare un sistema di abbonamenti, segnali criptati, eccetera eccetera. Ma non si fa. Potete immaginare da soli il perché.

E si potrebbe andare avanti su questa falsariga. Ma il punto centrale di tutti questi appunti non è il fatto che certe balle vengano dette da qualcuno, ma che siano le uniche cose che sui media italiani si riescono a sentire.
Tempo fa un vecchietto, un po’ (parecchio) cazzaro, che ha fatto per un po’ di anni politica, disse una verità quasi sacrosanta: in Italia esiste una egemonia culturale di sinistra. È vero, non c’è dubbio. Ma la frase è da completare: c’è una egemonia culturale che è il residuo di quella di sinistra (e cattolica). Tuttavia, nonostante il flop di questa cultura e delle politiche da esse prodotta, stiamo ancora qui, a chiederci, per esempio, se un cerchiobottista, figlio della sinistra cattolica italiana, non sia abbastanza di sinistra. E a questo punto uno non sa più a quale santo rivolgersi (o quale santo bestemmiare).

Sapete che vi dico? Ricordatevi questi tre appunti banali. Perché non vi eviteranno il veleno, non vi salveranno la domenica né gli altri giorni della settimana.

Ma forse vi faranno sentire meno coglionati.



Giuseppe Carteny

Laureato in Scienze di Governo, chitarrista liberale e aspirante politologo rock. O quantomeno blues. Militante di me stesso, per due anni attivista di Fare per Fermare il Declino. Ex membro della Direzione Regionale del Lazio ed ex membro della Direzione Nazionale del partito. Fondatore del sito collettivo Immoderati.it, collaboro con Geopolitica.info e TheFielder.net.

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