L’Europa dei due pesi

Che la Commissione Europea sia un organo con un limitato potere politico è fatto noto; che sopperisca a questa mancanza con una innaturale e poco democratica “pressione” sugli Governi è altrettanto noto ma da qualche settimana a questa parte un po’ meno tollerabile.
Il caso è quello di un rapporto sulla spesa pubblica italiana, firmato da Dimitri Lorenzani e Vito Ernesto Reitano, economisti in forza alla Commissione, in cui è messo in evidenza l’aumento della spesa pubblica italiana dal 1999 al 2014. Il documento, sicuramente di taglio tecnico e non politico, si intitola “Italy Spending Maze Runner” e mostra con indubbia efficacia le contraddizioni tutte italiane nella gestione della spesa pubblica. Se poi consideriamo l’ormai imminente riforma Madia, proprio sulla pubblica amministrazione, e la legge di Stabilità appena approvata (le cui clausole sono ancora al vaglio dell’Europa) è chiaro che l’argomento risulta essere di primo interesse.

Insomma, ancora una volta, l’Unione Europea sta mettendo a nudo le carenze strutturali del nostro Paese; carenze che, in assenza di una valutazione “esterna” – prima dell’Euro – o in assenza di un certo rigore in queste valutazioni – prima della crisi, venivano ignorate e che oggi invece sono un enorme problema politico e di credibilità per la nostra rappresentanza a Bruxelles. Il Governo italiano ha ingaggiato recentemente una battaglia contro le politiche di austerità, sostenendo di avere “le carte in regola” per cambiare l’Europa; bene: questo documento è evidenza del contrario. “State facendo le riforme ma non siete nella posizione di poter pretendere” – è il messaggio.

In questo contesto, l’argomento della discussione potrebbe facilmente diventare terreno di accuse e di reciproci sospetti, con le due parti che tentano di portare a casa la posta (più flessibilità da una parte o più rigore dall’altra); vengono scoperti i nodi.
Il lato debole della nostra economia lo abbiamo sopraccennato: debito e spesa pubblica, ma anche i molti crediti deteriorati che pesano (e peseranno nei prossimi mesi) sul nostro sistema bancario. E, visto il caso delle quattro banche, proprio su questo punto ci sarebbe tanto da discutere: l’unione bancaria, infatti, è uno dei cardini su cui costruire un sistema comune europeo, ed inizialmente era stata progettata sull’impalcatura della vigilanza accentrata, dei meccanismi di risoluzione delle crisi bancarie (il famigerato “bail in”) e sull’assicurazione dei depositi. I primi due punti sono stati completati, il terzo invece è fermo, con alcuni Governi che considerano chiusa la pratica. Primo tra tutti, il Governo tedesco.
L’assenza di un meccanismo di assicurazione dei depositi apre un pericoloso vuoto normativo ed esprime una evidente disparità tra quelle banche che hanno un gran numero di crediti inesigibili (le banche italiane ma non solo) e quelle che invece, negli anni immediatamente successivi alla crisi, sono state salvate e rimesse in sesto con i soldi pubblici. Tanto per fare un esempio, in questi anni di crisi le banche tedesche hanno ricevuto dallo Stato 197 miliardi di euro, tra aumenti di capitale e titoli tossici acquistati. I quali diventano 465 se sommati alle garanzie ed alle linee di liquidità. Ecco il motivo per cui, ad oggi, i tedeschi si sentono sicuri del loro sistema bancario, per quanto meno capitalizzato del nostro. Ed ecco il motivo per cui è attuata una resistenza ad oltranza sull’ultimo tassello dell’unione bancaria.

Sarebbe interessante capire lo “stato d’animo” della Commissione Europea su questo tema, così attenta alla spesa del nostro Paese eppure ancora incapace di far rispettare dalla Germania gli impegni presi.
In poche parole, l’impegno verso una riduzione seria della spesa nel nostro paese è indispensabile e necessario tanto quanto lo è uniformare i diversi sistemi bancari e regolare i salvataggi statali. Ma se questo non dovesse verificarsi, avremmo la prova di un’Europa sempre più a due pesi e due misure.



Gabriele Cimmino

Gabriele Cimmino è nato nel 1996, ha una personalità spiccata che si sviluppa tra letteratura, innaturali tendenze a parlare di sé in terza persona ed un incessante citazionismo; ad esempio, scrive su WalkieTalkie per consumare "un po' d'ansiosa incosciente giovinezza".

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