“Salva-Banche” e il desolante giornalismo italiano

Avrete sentito la storia di Luigino D’Angelo, il pensionato morto suicida a seguito del decreto “Salva-banche”: un signore con la sola pensione sociale, che avrebbe perso tutti i suoi risparmi a seguito dell’azzeramento delle obbligazioni di Banca Etruria, che la stessa banca avrebbe fatto acquistare al Sig. D’Angelo assicurandolo che fossero sicure. E avrete sentito come questa storia sia stata elevata a prova della truffa collettiva, dei piccoli poveri risparmiatori ingannati da banchieri mefistofelici, del sistema finanziario ladro, e via delirando. Il tutto o per giustificare interventi governativi o alimentare la propaganda anti-governativa.

Ora, basterebbe un po’ di buonsenso per smontare certe cretinate e regalare un quadro un po’ più veritiero della situazione, ma altri, più esperti di me, hanno già sviscerato a fondo la vicenda (1 e 2).  È arrivata anche una notizia. E la notizia che tutta la storia su il povero Luigino D’Angelo potrebbe essere una balla. L’Huffington Post ha infatti rivelato che il Sig. D’Angelo avrebbe acquistato autonomamente dei titoli emessi nel 2006 e comprati nel 2013 sul mercato secondario.

Vero? Falso? Bisognerà attendere ulteriori conferme, ma la storia è verosimile. E ci suggerisce che tutta la vicenda collegata al decreto “Salva-banche” potrebbe essere un tantino più complicata di quanto politicanti e giullari di corte ci hanno raccontato. Ma queste nuove indiscrezioni inoltre ci confermano come buona parte del giornalismo italiano sia ormai una realtà desolante, in cui la verifica delle fonti, l’autonomia dalla politica e dai gruppi di interesse, siano concetti scomparsi dal vocabolario dell’informazione italiana.

Nulla di nuovo, d’accordo, ma è bene ricordarsi queste vicende. Perché sebbene sia estremamente sbagliato (e inutile, oltretutto) lanciare anatemi contro intere categorie, non si può neanche far finta che il nostro paese non viva un dramma collettivo. E questo dramma è il dibattito pubblico italiano, di cui il mondo dell’informazione è uno dei principali artefici.

 



Giuseppe Carteny

Laureato in Scienze di Governo, chitarrista liberale e aspirante politologo rock. O quantomeno blues.
Militante di me stesso, per due anni attivista di Fare per Fermare il Declino. Ex membro della Direzione Regionale del Lazio ed ex membro della Direzione Nazionale del partito. Fondatore del sito collettivo Immoderati.it, collaboro con Geopolitica.info e TheFielder.net.

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