“Velletri 1944” al Saturno film festival

Nella giornata conclusiva del Saturno film festival, è andata in onda la proiezione del documentario “Velletri 1944”.

Prodotto dall’Associazione Culturale “Memoria 900”, sotto la regia di Gaetano Campanile e Mariella Li Sacchi, questo documentario ci trasporta in una Velletri antica, tramite foto, video e ricostruzioni, in cui ritroviamo luoghi e spazi che conosciamo e che però oggi vediamo diversi, copie ricostruite di ciò che erano prima dei bombardamenti. Il film in poco più di un’ora ci guida in un arco temporale ben definito, che termina nel giugno del 1944 con Velletri libera e la fuga dei soldati tedeschi presenti sul territorio.

Nonostante un po’ di dubbi iniziali e un po’ di incertezza sul reale interesse che un documentario di questo genere potesse suscitare, all’interno di un Festival che si teneva si a Velletri, ma che precedentemente aveva parlato (nel bene o nel male) di autori come Pasolini, che aveva trattato argomenti come la violenza sulle donne e proiettato film di guerra come “la sottile linea rossa”, sono rimasto colpito molto positivamente.

Le foto e i video presenti nel documentario creavano un’altalena emotiva di stupore e tristezza a seconda se pre o post bombardamento. Ma la grande rivelazione, almeno secondo il mio parere, sono state le testimonianze presenti al suo interno. La personalissima storia di Velletri durante la guerra, costruita dai racconti di persone che hanno effettivamente vissuto quei momenti.
Racconti di casi e situazioni quanto mai attuali, sebbene riferiti ad oltre cinquant’anni fa, perché davano spunto per riflettere e vedere la guerra non dal punto di vista di chi attacca o difende, dai buoni o cattivi, ma semplicemente dal lato di chi la guerra è costretto a subirla, sia d’accordo oppure no. Persone di cui troppo spesso ci dimentichiamo, anche quando trasportati dal momento e dalla rabbia urliamo “bombardiamo tutto”.

Testimonianze di persone che ci si sono trovate e che in maniera semplice cercano di dire le loro impressioni, che donano i propri ricordi. I bombardamenti, la fuga nelle grotte, le perquisizioni, la scarsità di cibo ma anche l’unità e la solidarietà. “Velletri 1944” inserisce lo spettatore in una bolla e lo trasporta, senza che esso possa purtroppo interagire, in una serie di situazioni ben definite portandolo a vivere una storia senza tempo.

Completo e accurato nonostante la difficoltà nel reperire materiale, e quindi merito ai creatori e a tutti quelli che hanno contribuito a realizzare questo documentario, oltre agli organizzatori del Festival per la scelta di proiettarlo.

Ho però il dovere di esporre quella che è la mia unica critica, ma anche un consiglio per chi in futuro vorrà proiettare o far vedere (magari ancora nelle scuole) “Velletri 1944”. La fine del documentario lascia un senso di insoddisfazione, chiaramente non per il documentario in sé, ma perché non rispondeva a delle domande. Le interessantissime e commoventi testimonianze colpivano, ma lasciavano degli interrogativi, dei dubbi, delle curiosità. Perché non hai fatto questo? Perché li? Perché così? E varie. Quindi vorrei chiudere con l’ultima domanda che mi sono fatto appena uscito dal cinema. Vista la presenza in sala di alcuni degli autori delle testimonianze e quindi la possibilità di un eventuale dibattito o discussione, perché non ho potuto parlarci?



Vittorio Valentini

Laureato in scienze politiche e relazioni internazionali. Studente di scienze dello sviluppo e cooperazione internazionale. Credo che Walkie Talkie sia un esperimento interessantissimo e una novità importante nel giornalismo locale

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