Il prof. Ceccanti a Velletri per un dibattito sulla riforma costituzionale

L’incontro tenutosi il 20 novembre 2015 nella sala Micara di S. Clemente, che ha visto l’intervento del Prof. Stefano Ceccanti[1], è stata l’occasione per cercare di cogliere appieno il senso di un disegno di riforma costituzionale che rivedrà radicalmente il nostro attuale assetto istituzionale fondato sul bicameralismo paritario. Questo incontro ha dato l’occasione di affrontare un tema spinoso, di cui pochi si interessano, ma da cui tutti saranno “colpiti”.

Partiamo da un’osservazione fatta dal Professore: il bicameralismo perfetto è stato un compromesso che anche nei Costituenti ha originato la consapevolezza di aver foggiato un “prodotto” inadeguato. Affermazione che Ceccanti  “giustifica” con due citazioni: la prima è di Giuseppe Dossetti, padre costituente, che nel 1984 affermava che“ il bicameralismo [esprimeva] un garantismo eccessivo, perché ancora si era sotto l’ossessione del passaggio alla maggioranza del Partito comunista[2]; la seconda è di Costantino Mortati, anch’esso padre costituente ed eccelso giurista, il quale nel 1973 affermò che egli fu un “tenace sostenitore di un’integrazione della rappresentanza stessa che avrebbe dovuto affermarsi ponendo accanto alla Camera dei deputati un Senato formato su base regionale… Una Camera che fosse rappresentativa dei nuclei regionali offrirebbe il grande vantaggio di fornire quello strumento di coordinamento fra essi e lo Stato che attualmente fa difetto, e che invece si palesa essenzialmente per conciliare le esigenze autonomistiche con quelle unitarie. Non sono da nascondere le difficoltà pratiche offerte da questo tipo di rappresentanza, ma sembra che sia in questa direzione a cui bisogna avvicinarsi per dare una ragion d’essere a una seconda Camera, che non sia, come avviene per l’attuale Senato, un inutile doppione della prima[3].  Pensino ora i miei venticinque lettori a quando, il 17 settembre 2015, Matteo Renzi disse: “[questa] riforma è attesa da 70 anni”…  alla luce di quanto detto dai due Costituenti non si può dire che fosse totalmente sbagliata tale affermazione.

Quindi, continua Ceccanti, con la riforma che ha appena votato il Senato si sta cercando di completare quello che non si è fatto nel 1947. A ben vedere, infatti, già alla fine della Costituente l’opinione generale era quella che alcuni aspetti della Costituzione non funzionassero molto bene; proprio per questo i Costituenti previdero l’articolo 138, il quale consente la modifica costituzionale in modo non troppo complicato, assicurando la possibilità di rimediare ad eventuali mancanze.

Nel prosieguo dell’intervento, il Professore si è soffermato sui tentativi di riforma che nel corso del tempo si sono succeduti per provare a cambiare il bicameralismo perfetto. Difatti, tale assetto ha sempre creato un’impasse istituzionale da cui non è mai stato facile uscire.  Così, osservando il quadro storico generale, nasce la sensazione che l’ordine istituzionale italiano è sempre stato “debole” e farraginoso. Nonostante questo, osserva Ceccanti, fino al 1989 le proposte di riforma del sistema costituzionale sono state timide e, alle volte, senza esito. Tuttavia, con la caduta del muro di Berlino e le successive elezioni del 1990, grazie anche all’inatteso successo della Lega Nord, si è sentita più forte l’esigenza di una necessaria revisione del bicameralismo paritario. Da questo momento inizia un periodo florido di proposte di trasformazione della Costituzione; infatti, a partire dal 1990 ad oggi, notevoli e sostanziali sono state le modifiche della Costituzione, che hanno rivoluzionato l’apparato governativo del Paese (si veda, ad esempio, l’elezione diretta del Presidente della Regione, legge costituzionale n.1/1999).

A conclusione del suo intervento, Ceccanti è sceso nel merito del progetto di legge in corso di approvazione e, anche grazie alle domande poste dalla platea, si sono potute delineare le caratteristiche essenziali del progetto. Si può osservare che il Senato viene definito come il  rappresentante delle istituzioni territoriali e il suo ruolo sarà di raccordo con le autonomie territoriali; sarà composto da 100 senatori eletti dai Consigli regionali e dal Presidente della Repubblica. Scompare dall’art. 60 Cost. il termine di durata quinquennale del mandato dei senatori, i quali saranno soggetti alla durata del loro mandato locale; nel caso dei senatori presidenziali, saranno soggetti a durata settennale come quella del Presidente della Repubblica. Si stabilisce un procedimento legislativo standard che prevede, in ultima analisi, la prevalenza della Camera dei Deputati, che sarà la sola a dare la fiducia al Governo. Inoltre, attraverso il disegno di legge in discussione, si cambia anche la procedura per l’elezione del Presidente della Repubblica e, secondo Ceccanti, questo è l’unico serio limite della riforma; limite su cui c’è un tempo ragionevole per meditare dato che l’elezione presidenziale è attesa per il 2022.

A dire il vero, ulteriori interrogativi, non solo a mio modesto avviso[4], sorgono: ad esempio riguardo alla composizione del Senato, il quale, data la provenienza regionale dei singoli componenti e visto che la durata è collegata al mandato locale, potrebbe risultare instabile. Obiezioni aggiuntive potrebbero essere espresse, ma si darebbe inizio ad un discussione prettamente tecnico/giuridica su cui non è bene dilungarsi.

In conclusione, augurandoci che il testo in esame riesca a realizzare un Senato federatore[5], consapevoli della complessità della riforma e coscienti che la perfezione appartiene solo a Dio, dobbiamo rifugiare le nostre paure nell’art. 138 Cost., che ci darà sempre la possibilità di rimediare ai nostri errori.

Infine, è d’obbligo fare un plauso agli organizzatori dell’incontro, ringraziandoli per l’impegno profuso in tale iniziativa; in particolare si ringrazia il Presidente dell’Azione Cattolica diocesana Costantino Coros, l’equipe di Pastorale Giovanile della diocesi di Velletri-Segni, i referenti del Progetto Policoro diocesano e quelli del Servizio diocesano per la Formazione Permanente. Vi invito a continuare a seguire gli incontri sull’educazione al bene comune organizzati dall’Azione Cattolica, un’occasione per accrescere la propria conoscenza.

Note

[1] Professore Ordinario di Diritto pubblico comparato, Università “La Sapienza” di Roma, già, tra le altre cose, senatore della Repubblica nella XVI Legislatura e Presidente della Federazione Universitaria Cattolica Italiana (FUCI) dal 1985 al 1987.

[2] Cfr. A colloquio con Dossetti e Lazzati, Mulino, Bologna, 2003, p.43.

[3] Intervista che può essere letta su: http://www.dircost.unito.it/altriDocumenti/docs/gliStati1973.pdf.

[4] Cfr. Sulla riforma radicale del Senato, in Federalismi.it di Giuseppe De Vergottini, Professore emerito di Diritto Costituzionale, Università di Bologna.

[5] Cfr. Per comprendere al meglio il senso di Senato Federatore si veda: Non un Senato “federale”, ma un Senato “Federatore”, in federalismi.it di Francesco Clementi, Professore associato di Diritto pubblico comparato, Università di Perugia.



Jacopo Giammatteo

Ventisette anni fa il primo vagito, subito dopo i primi passi e poi un susseguirsi di eventi incredibili che hanno reso la mia vita fantastica. Romanista sin dalla tenera età, durante il tragitto della vita ho preso il diploma di liceo classico, la laurea in giurisprudenza e il 1° dan di Judo. Nonostante le tante strade possibili, sto cercando di seguire la mia passione per il diritto costituzionale, senza abbandonare l'amore per lo sport, il teatro, la politica e la parrocchia. Sono cresciuto nell'Azione Cattolica e ancora oggi collaboro con la Pastorale Giovanile. Ci sarebbero altre cose da scrivere ma sono dettagli. Vi lascio con la frase con cui ho aperto la mia tesi di laurea: “La base della nostra rivoluzione sarà questa: l’atto ingiusto in nessun caso, dico nessuno, è retto; né la reazione ingiusta, né il vendicarsi, con cattiveria, d’un brutto colpo ricevuto”. A presto e buona lettura!

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