La solitudine dei numeri primi

È un po’ come lusingarsi di regnare da soli sulla propria vita, percepirsi artefici esclusivi di noi stessi, della nostra apoteosi. Questo è quello che può spingerci ad affrontare con successo la vita e riempirci le tasche di soddisfazioni.

Gli inglesi le definirebbero “badasses”: Gertrude, Amelia, Simone, Tina e Anna sono donne che, in diversi ambiti e per differenti motivazioni, non hanno sentito ragioni, si sono spinte oltre, si sono fatte strada nel mondo (troppo spesso maschilista) diventando inventrici della loro esistenza e colorando di rosa primati raggiunti, fino alla loro comparsa, solo da uomini.

Gertrude Ederte, nuotatrice, fu la prima donna ad aver attraversato a nuoto la Manica (1926); Amelia Earhart o “Lady Lindy” fu la prima donna ad aver sorvolato l’Oceano Atlantico in volo (1928); Simone Segouin, nonostante la corporatura esile e gli occhioni dolci, fu la prima combattente, tra l’altro giovanissima (18enne), della Résistance francese durante la liberazione di Parigi (1944); un primato tutto italiano, Tina Anselmi fu la prima donna ad aver ricoperto la carica di ministro della Repubblica, oggi 88enne (1976); Anna Fisher, fu insieme astronauta e prima mamma ad andare nello spazio (1980).

Frammenti di storie che sono tasselli di un mosaico ancora più esteso che ha come soggetto principale tutte quelle donne dotate insieme di animo gentile e spirito di iniziativa che hanno oltrepassato gli ostacoli del mondo, che hanno ignorato le opposizioni, davanti alle quali avrebbero voluto arrendersi e invece impararono col tempo a non fuggire e a risplendere, a vedere il mondo nel suo potenziale, evitando il pressapochismo. Portavoce e sostenitrici della volontà di farcela, donne che si sono distinte per le proprie idee e le propria tenacia, camminando spesso nella solitudine, allontanate da tutto ciò che per loro il mondo, la società non aveva previsto,  senza alcun appoggio esterno, hanno preso in mano le redini e concentrandosi sulla loro forza hanno spinto avanti con ostinazione le loro idee e hanno raggiunto i loro scopi. Un’immensa Simone de Beavoir, senza saperlo, sembra pronunciare proprio per loro queste parole: “La donna indipendente – e soprattutto la donna intellettuale che giudica la propria situazione – soffrirà, come donna, di un complesso di inferiorità; non ha tempo disponibile da dedicare alla sua bellezza, come una donna leggera e ambiziosa, la cui unica preoccupazione è di essere seducente”.

 



Emanuela Fava

Nasce a Roma nel 1995. Legge molto e parla poco. Ama scrivere, mangiare e ricordare. Walkie Talkie è un'ottima opportunità per dar voce alle cose in cui crede.

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