La serietà non fa notizia

Bravi ragazzi e belle facce, non c’è che dire. I consiglieri comunali di Roma del Movimento 5 Stelle sono un bel quartetto. E pare dicano anche cose sensate, ogni tanto. Inoltre facevano bella figura, domenica scorsa, a In Mezz’ora della Annunziata. Giustamente elogiati per l’attività di inchiesta svolta sul caso degli scontrini di Marino, i ragazzi hanno mostrato che il loro movimento ci sa fare sulle ricevute. Dal “Cosa faccio?” dell’onorevole Lombardi sono diventati degli esperti in materia.

Ma, a parte le battute, domenica l’Annunziata, con tono amorevole, ha offerto loro un’intervista di quelle che neanche Fabio Fazio a Renzi: amorevole, sorridente, scomoda quanto un letto a tre piazze. E i ragazzi, giustamente, potevano rifiutare certi assist? “Siamo l’unica opposizione” e poi “Nel silenzio dei media abbiamo fatto denunce” e via propagandando.

Ora, che il Movimento abbia svolto attività d’opposizione è indubbio. Produttiva quanto un ufficio delle Poste, ma questo è un altro discorso. Al contrario, sostenere che il M5s sia stato l’unica opposizione a Marino, be’, è una fesseria. C’era un’altra vera opposizione e, può sembrar stano, era quella di un consigliere di maggioranza: Riccardo Magi. Radicale, presidente di Radicali Italiani, eletto con una lista civica a sostegno di Marino.

Magi ha svolto per due anni un’attività frenetica e meticolosa, svolgendo azioni politiche di tutti i tipi: interrogazioni, denunce, inchieste. E non sugli scontrini di Marino, ma su cosucce tipo il bilancio comunale di Roma, la discarica di Malagrotta, l’emergenza abitativa, l’emergenza Rom, denunciando con almeno un anno di anticipo il sistema in cui è cresciuto il bubbone “Mafia Capitale” . Chi ha parlato di tutto questo? Pochi, veramente pochi. Qualcuno, ogni tanto, sulla carta stampata, spesso con dei cenni di poche righe. Qualcuno, raramente, in televisione, in seconda serata, magari su canali satellitari.

Ora, sia chiaro, non voglio recitare il solito ritornello radicale che fa più o meno così: “il regime partitocratico ci censura e per questo siamo elettoralmente e politicamente poco influenti”. No, perché non è del tutto pertinete. Il problema, infatti, non è tanto la censura nei confronti dei Radicali, ma il fatto che la serietà non fa notiza. L’idea che possa esistere una attività politica coerente, ferrea, propositiva e al contempo rispettosa dei modi, dei toni, delle forme – che in democrazia si chiamano regole e in politica sostanza -, be’, non è sexy. A livello mediatico, chiaramente.

Piace il tema semplice, la polemica truce, il tono greve, la sparata imprevista, l’atto eclatante, l’indignazione urlata. Dopotutto è il modo con cui i pentastellati vanno in Tv e quello che la Tv cerca. Domanda e Offerta si incontrano, alla faccia di chi crede che i grillini siano vittime del sistema mediatico. Tutti contenti. O almeno quasi tutti. Sicuramente tutti quelli che in fondo considerano la politica un’attività banale, risolvibile con un “vaffanculo”, con un “onestà” gridato in faccia a qualcun altro – a Magi, per dire -, con qualche controllo sugli scontrini e con altre cosucce da economia familiare e chiacchiere al baretto.

Competenza, rispetto, onestà non sbandierata, trasparenza presentata in modo discreto, assenza di toni populisti e elogio della buona politica, non sono graditi ai signori e alle signore della Tv italiana. Neanche a quelli più “de sinistra”, che per anni hanno combattuto contro la personalizzazione della politica, contro la pochezza della classe dirigente, contro la politica trasformata in una rissa da saloon. Caduto il muro di Arcore si sono allineati pure loro alla logica del “personaggio della settimana”, del retroscena, del “quello che fa ascolti”, dell’infotainment – il mix tra informazione e intrattenimento.

Per questo il silenzio sull’attività di Riccardo Magi è emblematico: è un esempio di come tutto quello che esce fuori dagli schemi consolidati del dibattito politico, compresi gli schemi dei cinquestelle, sia considerato un corpo estraneo. C’è il buono, il cattivo e il terzo incomodo, cioè il casinista che surclassa gli altri due. Un tris perfetto, ma come il trio Grazia, Graziella e il commento che si fa ogni volta che i pentastellati affermano che la politica italiana è corrotta.

Però c’è qualcosa oltre questo racconto, e Magi ne è un esempio, per quanto nessuno ve lo dica. But the show must go on e, fidatevi, durerà ancora per molto. Ammesso che sia ancora rimasto qualcuno a guardarlo.



Giuseppe Carteny

Laureato in Scienze di Governo, chitarrista liberale e aspirante politologo rock. O quantomeno blues. Militante di me stesso, per due anni attivista di Fare per Fermare il Declino. Ex membro della Direzione Regionale del Lazio ed ex membro della Direzione Nazionale del partito. Fondatore del sito collettivo Immoderati.it, collaboro con Geopolitica.info e TheFielder.net.

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