Il dialogo che vale un Nobel

Sembra passato un secolo dalla Rivoluzione dei Gelsomini e dalla “primavera araba” che travolse la maggior parte dei paesi dell’Africa settentrionale, ma in realtà sono passati solo quattro anni. Ce ne rendiamo soltanto adesso, in occasione dell’attribuzione del Premio Nobel per la pace al “Quartetto per il dialogo nazionale tunisino”, ad Oslo, in Norvegia. Ma facciamo un passo indietro.

Il 17 dicembre 2011 scattarono in Tunisia una serie di proteste contro il “dittatore di fatto” Ben Alì che portarono alla “Rivoluzione dei Gelsomini”; le motivazioni della protesta furono l’alto tasso di disoccupazione, l’aumento del prezzo dei generi alimentari, la corruzione e, infine, il forte malcontento generale. La goccia che fece traboccare il vaso fu il suicidio del giovane studente Mohamed Bouaziz, che per vivere lavorava come venditore ambulante: il ragazzo si diede fuoco, come segno di protesta, contro il sequestro della sua merce da parte delle autorità. Questa notizia fece in breve tempo il giro del paese ed arrivò, grazie alla denuncia istantanea degli avvenimenti attraverso internet, in tutto il mondo. Il 12 gennaio 2011 Tunisi divenne il teatro della rivolta.

Il governo provvisorio chiese l’intervento delle forze armate che decisero di non intervenire, rimanendo neutrali; il 14 gennaio il Consiglio Costituzionale dichiarò decaduto Ben Alì che, poche ore prima, aveva lasciato il paese arrivando fino in Arabia Saudita, vedendosi negato il diritto di protezione da Malta, dalla Francia e dall’Italia. Dopo un primo momento di smarrimento il popolo tunisino collaborò con l’Esercito organizzando comitati di autodifesa e di auto-protezione; in attesa delle elezioni venne stabilito un governo provvisorio guidato prima da Ghannaoudhi, che però fu costretto ad abbandonare a causa di nuove proteste, e fu successivamente sostituito da Béji Caïd Essebsi.
Le elezioni vengono fissate per il 24 luglio, poi prorogate al 23 ottobre 2011. I voti nelle urne sancirono la netta affermazione dei partiti di opposizione all’ex leader Ben Alì. Dopo l’elezione dell’Assemblea Costituente, a dicembre, la stessa, elesse Presidente della Repubblica Moncef Marzouki leader del Congresso per la Repubblica. Mrzouki nominò Primo Ministro Hamadi Jebali segretario del partito Ennadha. Il governo veniva formato da una coalizione tripartita che comprendeva Ennadha, il Congresso per la Repubblica e il Forum Democratico per il Lavoro e la Libertà.

Nonostante tutto, l’equilibrio in Tunisia tarda ad arrivare, complice una lunghissima “dittatura del sorriso” con Bourghiba prima dal ’64, con la sua ascesa a scapito del protettorato francese e del suo fido delfino Ben Ali, che di fatto avevano transitato il paese dei tonni in una dittatura, seppur mascherata da finta democrazia. La stabilità del Paese viene messa a dura prova, già a partire dal 2012, da una crisi politica. Infine, nel 2013, la tranquillità viene turbata ancora dagli omicidi di due oppositori politici e da alcune proteste contro il partito islamico; è in questo stesso anno che viene istituito il “Quartetto per il dialogo nazionale”, con l’obiettivo di favorire il dialogo tra le diverse forze politiche tunisine, soprattutto con lo sforzo di riconquistare quel ruolo di partecipazione democratica, per circa 50 anni artificialmente esercitata.

Il risultato più importate ottenuto dall’organizzazione – formata dall’UGTT sindacato generale tunisino (Union Générale Tunisienne du Travail), dall’UTICA confederazione dell’industria e del commercio (Union Tunisienne de l’Industrie, du Commerce e de l’Artisanat), dal LTDH lega tunisina per i Diritti Umani (la Ligue Tunisienne pour la Defénse des Droits de l’Hommes) e dall’ONAT ordine nazionale degli avvocati tunisini (Ordre National des Avocats de Tunisie) – fu la ratifica della nuova Costituzione nel gennaio 2014. Il “Quartetto” è stato inoltre incaricato di lavorare con l’Assemblea Nazionale Costituente per riuscire a sbloccare la situazione di stallo tra i vari partiti tunisini.
Le mediazioni svolte dall’organizzazione hanno reso possibili le elezioni dello scorso anno, favorendo il dialogo tra i cittadini, i politici, la classe dirigente e hanno permesso di risolvere le tensioni dovute alle differenze religiose all’interno del Paese che mai avevano avuto il sopravvento in un Paese soprattutto tollerante ma poco incline al rigore della Legge Islamica.
I due attentati avvenuti durante il 2015, il primo a Tunisi e il successivo a Susa, rivendicati dallo Stato Islamico, hanno rischiato di far cadere il Paese in una guerra civile. Ma il “Quartetto per il dialogo nazionale tunisino” ha impedito, per via indiretta, grazie anche al sostegno della popolazione, che questo accadesse, isolando l’estremismo islamico e restituendo la democrazia ai cittadini.
Proprio questo lavoro di tessitura della democrazia è valso il nobel.



Giulia Siracusa

Classe 1996, appassionata di letteratura e musica, mi ritengo una persona che vuole sempre mettersi in gioco. Per questo ho deciso di lanciarmi in questa nuova avventura, che mi permetterà di far conoscere a tutti la mia visione del mondo e che mi avvicinerà sempre più alla realtà del giornalismo.

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