Techno-Logic

Chi non ha un amico o un gruppo di amici, o magari un conoscente o forse un cugino di terzo grado che almeno una volta nella vita non vi abbia detto: “stasera c’è un seratone, devi venire!”. Se non vi è mai capitato è plausibile che non siate nella fascia d’età giusta, perché al giorno d’oggi che tu sia uno studioso di lettere antiche che passa tutto il giorno chiuso in casa, oppure un missionario operativo nell’Africa subsahariana cambia poco. Ti è stato comunque detto che non puoi mancare all’evento. L’Evento. Il Seratone.

Ecco, un seratone. Per alcuni può sembrare ovvio che Roma, come ogni grande città dello Stivale, ospiti settimanalmente alcuni tra i più rilevanti nomi del panorama elettronico internazionale, ma non è sempre stato così, o meglio, era forse il fenomeno del clubbing a non avere queste dimensioni.

Ma facciamo un passo indietro. Per clubbing si possono intendere vari movimenti underground che hanno iniziato il loro percorso a partire dagli anni Settanta ad oggi. Tutti hanno in comune una passione, il club e la musica, psichedelica in principio, new wave e funk poi, cui parallelamente si sono sviluppati i generi della house, della techno e della electro. Questi al giorno d’oggi sono i tre generi che tengono banco nei club di tutto il mondo.

In questa sede però voglio soffermarmi sul movimento della seconda metà degli anni Novanta e del primo decennio del nuovo millennio. Un movimento che si è fatto moda, esportatore di tendenza. Già perché, se nei primi anni Novanta la discoteca era luogo ideale per passare una serata movimentata dove bere e dove ballare musica prevalentemente dance, sottogenere della house music, relegando a piccoli club underground gli altri due gloriosi generi della musica elettronica, ora la musica è cambiata e non di poco. Con il passare del tempo, i piccoli clubs hanno saputo cogliere le piccole perversioni del pubblico: da clubs al limite dell’underground per ascoltare musica snobbata, a piccoli salotti elitari estremamente selettivi, con artisti dai nomi dal retrogusto d’Europa e d’oltreoceano. Ed è lì che pian piano c’è stata la contaminazione: i clubs ora non ospitano più solo coloro che hanno sempre avuto la passione per la musica elettronica, spesso e volentieri scoperta e apprezzata a seguito di viaggi in giro per il mondo. No, ora il club underground ruba una grande fetta del mercato formato da quelle persone che nel club non hanno mai visto nulla di più di un locale dove affermare il proprio status (quelli da cocktail e giacca per intenderci [ndr.]), attratti dalla selettività e da quella ricercatezza che i direttori artistici hanno saputo infondere.

I club stessi sono riusciti ad esportare da altri mondi anche veri e propri dress code impensabili anni fa. Se nel 1994 aveste chiesto a qualcuno di andare in discoteca, non vi sareste aspettato di vederlo arrivare vestito totalblack con una strana aria punk e, soprattutto, vi sareste aspettati un secco no da parte dei selezionatori all’entrata del club. Invece oggi ricchi e meno ricchi si ritrovano nel mondo della techno sempre più dark e con un look decisamente industrial. Le giacche blu hanno lasciato il posto alle magliette nere, al minimal. Chiaramente si tratta di quelli che si sono fatti contaminare, dato che resistono ampie frange di locali/piano bar dove sfoggiare completi e gingilli. Quelli che prima erano nomi di nicchia ora sono sulla bocca di chiunque abbia una vita notturna in una grande città. Carl Cox, SvenVath, Tiesto, per arrivare ai nostrani Marco Carola e Tristano, sono tutti nomi che presi singolarmente sono sufficienti a riempire locali enormi e in alcuni casi stadi interi.

Per capire fin dove si è spinta la contaminazione, basti pensare che TijsMichielVerwest, meglio noto come Dj Tiesto, ha suonato durante un party di capodanno nella Grande Mela alla presenza dell’ex sindaco di New York, Giuliani.

I filoni della techno sono variegati e partono dalla musica delle origini a Detroit, storica città industriale Usa, fino alle correnti tedesche di Berlino che si fondono con l’elettronica pura. Anche nella nostra bella capitale i clubs oggi vanno per la maggiore. Precursore nel sottobosco techno e non solo, il Goa Club di Roma incarna l’idea di cui sopra. A rimorchio molti locali sono nati e cresciuti in quest’ambito e pare che il fenomeno techno sia lungi dall’esaurirsi, anche grazie ai molteplici festival che infuocano l’Europa. Sonar festival e Tomorrowland solo per citarne alcuni.

Detto questo, non mi resta che augurarvi una buona serata e che i bpm siano con voi!

Film Consigliati: BerlinCalling, 24h party people, Eden.



Oliviero Papa

Presa dopo innumerevoli sofferenze la fatidica triennale in Scienze Politiche, il ragionier Fa... Oliviero si appresta ad ottenere la tanto agognata specialistica in Relazioni internazionali. Frattanto, per portare il pane sulla tavola, lavoro nell'ambito del retail per la Lacoste. Per il resto "giro, vedo gente, mi muovo, faccio delle cose".

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