Elezioni fotocopia in Grecia: rivince Tsipras, ma stavolta nessun entusiasmo

Otto mesi dopo le elezioni politiche che avevano infiammato la Grecia e l’Europa, accendendo entusiasmi e preoccupazioni tra i variegati eserciti avversi dei pro e degli anti austerity, gli elettori greci hanno confermato, con un’elezione fotocopia, la vittoria di Syriza e del suo leader Alexis Tsipras. Le percentuali raggiunte dai vari partiti sono pressoché identiche e molto probabilmente il governo sarà (sulla carta) lo stesso che ha guidato il paese ellenico durante le estenuanti trattative che hanno portato alla firma del nuovo memorandum “lacrime e sangue” dello scorso luglio.

Ma allora a cosa sono servite queste elezioni? A livello pratico sono servite a Tsipras per riottenere il controllo del Parlamento. La bocciatura di Unità Popolare, il nuovo partito formato dai fuoriusciti di Syriza, che contava 26 seggi nel vecchio Parlamento e che ieri, invece, non ha superato la soglia di sbarramento del 3%, dà di nuovo la possibilità a Tsipras di governare con il solo appoggio di Anel, il partito di destra dei Greci Indipendenti, senza dover contare sull’appoggio esterno di Nea Demokratia e del Pasok. Per le altre forze politiche non cambia niente, viste le minime variazioni percentuali. Anche per i neonazisti di Alba Dorata, confermati terza forza politica del paese con il 7% dei voti (per favore mandate il link del “Walkiemecum” sulla Grecia ai diversi giornalisti italiani che stanno presentando questa come una novità), la variazione percentuale è inferiore all’1% e in termini assoluti anche loro hanno perso più di 20mila voti.

Tutto uguale, ma tutto diverso. L’entusiasmo con cui i greci avevano sostenuto il cambiamento, regalando la vittoria a Syriza lo scorso gennaio, è morto quest’estate. È morto con la quasi completa capitolazione del governo Tsipras di fronte alle richieste europee, dopo il coraggioso, ma inutile, referendum nel quale orgogliosamente i greci avevano espresso il loro “Oxi” al nuovo piano di austerity richiesto dall’Europa in cambio dei nuovi aiuti. Lo si è visto durante le manifestazioni di piazza Syntagma ad Atene, mentre il Parlamento approvava il nuovo piano; lo si è visto durante una campagna elettorale dai toni pacati e stanchi; lo si è visto dall’ennesimo crollo dell’affluenza (l’8% in meno di gennaio, circa 800mila persone) e lo si vede negli occhi e nelle parole dei greci intervistati dalle tv. Dai tanti amici greci contattati, quel che ho potuto percepire riguardo quest’ennesima elezione è proprio questo: la totale assenza di entusiasmo e anche poca speranza. Ma allora perché Tsipras ha vinto di nuovo? Per due motivi. Il primo è la mancanza di alternative valide su cui i delusi potessero puntare, il secondo è la voglia di cambiamento delle politiche interne al paese, sulle quali il brevissimo governo Tsipras non ha avuto il tempo di operare, preso com’era nelle battaglie sul debito e gli aiuti internazionali.

Analizzando gli avversari si capisce il perché molti delusi abbiano barrato di nuovo il simbolo di Syriza, magari marcando di meno con la matita. Nea Demokratia, il principale rivale, è lo stesso partito che era al governo quando per anni furono presentati conti truccati all’Europa, quindi viene visto come il principale colpevole della crisi. Lo stesso discorso vale per i socialisti del Pasok, rei di aver gestito male i primi anni di austerity ed aver governato insieme agli ex rivali di Nea Demokratia. Unità Popolare, che puntava molto sui voti dei tanti delusi, ha invece dovuto far i conti con la volontà dei greci di rimanere nell’Eurozona (la Grexit e il ritorno alla dracma era tra le loro proposte principali), non riuscendo a scalfire nemmeno gli elettorati degli altri partiti “anti-sistema” di destra e sinistra (i neonazisti di Alba Dorata e il Partito Comunista Greco). Meglio Tsipras allora, anche se senza entusiasmo, ma con ancora un briciolo di speranza. Anche perché, per arrivare al secondo motivo di questa riconferma elettorale, scandali, corruzione e politiche a favore di poteri forti e clientele hanno caratterizzato gli ultimi decenni della politica greca. Syriza e Tsipras sono cresciuti dando battaglia su tanti temi, diventando l’alternativa valida che prometteva cambiamenti. Cambiamenti radicali che con il nuovo piano di aiuti europeo diventano impossibili da mantenere (il cosiddetto “Memorandum di Salonicco”, programma elettorale di Syriza è ormai inattuabile nel breve-medio periodo), ma la cui volontà politica rimane inalterata.

Tsipras dunque continua a rappresentare l’alternativa, che non è riuscita a rivoluzionare tutto, ma ci ha provato, che dovrà fare i conti con l’austerity, ma che promette ai greci di salvaguardare le fasce deboli, di cambiare la gestione interna del paese, oltre a continuare a lottare con le istituzioni europee per ottenere la ristrutturazione del debito dalla quale cominciare per cercare una ripresa. Nonostante tutto, l’arrabbiato e orgoglioso popolo greco, ha riposto in Syriza e Tsipras le sue lievi speranze per affrontare un futuro che, questo è certo, si sa già che sarà difficile.



Christian Cibba

Ventisette anni, eterna voglia di conoscere, il mondo, le cose, le persone. Entrato nel giornalismo a 17 anni, a Velletri, per passione. Prima a Velletri Oggi, poi direttore di Milleluci. Nel frattempo, tra un viaggio e l'altro, ho preso la laurea triennale e quella specialistica in Cooperazione Internazionale e Sviluppo. Cittadino del mondo ma con un legame speciale con l'Italia, con Roma, con Velletri.

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