La Grecia torna al voto: il “Walkiemecum” con tutto quello che c’è da sapere

Oggi, 20 settembre 2015, si terranno le elezioni politiche in Grecia per la quinta volta in cinque anni. Di seguito il nostro Walkiemecum per cercare di capirci qualcosa.

Le tappe della crisi greca

Quella che è ormai conosciuta come la “crisi greca” inizia alla fine del 2009, quando il neoeletto governo socialista guidato da Yorgos Papandreu rende noto che i conti presentati dai precedenti governi alla Ue sono falsi.

Nell’aprile del 2010, su richiesta del governo greco, l’Unione Europea vara la prima tranche di aiuti. Iniziano le politiche di austerity.

Nell’estate 2011 c’è il secondo piano di salvataggio accordato con l’arrivo della Trojka e l’istituzione del “Fondo salva-stati”. Stretto dalle conseguenze delle politiche di austerity e dalla crisi del debito, Papandreu si dimette. Si forma un governo di unità nazionale guidato da Lucas Papademos.

Nel maggio 2012 altra crisi di governo, vengono indette nuove elezioni vinte da Antoni Samaras, leader del partito conservatore Nea Demokratia. Crollano i socialisti del Pasok, che parteciperanno al governo di Samaras. Il partito di sinistra Syriza diventa secondo partito. Il governo si formerà però dopo una seconda elezione, che conferma la vittoria di Samaras. Si prosegue con le politiche di austerity richieste dalla Trojka.

Governo Tsipras

Nel dicembre del 2014 il Parlamento greco non raggiunge i 2/3 dei voti necessari per eleggere il Presidente della Repubblica ellenica. La Costituzione prevede, in tal caso, nuove elezioni.

Dopo una campagna elettorale imperniata sulla promessa di una rinegoziazione del debito con i creditori internazionali e una riduzione delle politiche di austerity, Syriza vince le elezioni con oltre il 36% dei voti, non ottenendo per pochissimo la maggioranza assoluta dei seggi per governare senza alleanze. Il suo leader, Alexis Tsipras, formerà un governo alleandosi con il partito anti-austerity di destra Anel (Greci Indipendenti).

Composizione del nuovo Parlamento: Syriza (149 seggi), Nea Demokratia (76 seggi), Greci Indipendenti (13 seggi), Alba Dorata (17 seggi), To Potami (17 seggi), Partito Comunista (15 seggi), Pasok (13 seggi).

Referendum e nuovo piano di salvataggio

Dopo cinque mesi di governo Tsipras, le contrattazioni con i creditori internazionali per una modifica degli accordi e lo sblocco degli aiuti alla Grecia raggiungono un punto morto. Tsipras indice un referendum per il 5 luglio, chiedendo ai greci se accettare o meno l’ultima proposta dei creditori per il nuovo piano di salvataggio. I governi e le istituzioni europee paventano un’uscita della Grecia dall’Eurozona (Grexit) nel caso di una vittoria del “No”; al contrario, per Tsipras la vittoria del “No” darebbe maggior potere di contrattazione al governo. In attesa dei risultati del referendum, il governo greco impone la chiusura delle banche per evitare la fuga dei capitali. Impossibilità di inviare denaro su conti esteri e tetto massimo di 60 euro al giorno per il ritiro al bancomat. Chiudono anche le borse.

Il “No” (“Oxi”) alle nuove misure di austerity vince con larga maggioranza (61%), Il ministro dell’Economia Yanis Varoufakis, simbolo del “No” alle nuove misure, si dimette per facilitare la ripresa delle contrattazioni del governo greco con i creditori.

Il nuovo piano presentato dal governo l’11 luglio viene valutato ancora più duro delle proposte rifiutate con il referendum. In Parlamento, parte di Syriza vota contro aprendo di fatto la crisi di governo. Tsipras punta ad evitare l’uscita dall’Euro e ad ottenere una ristrutturazione del debito (allungamento dei tempi di restituzione e di pagamento degli interessi con eventuale taglio).
L’accordo viene raggiunto sulla base delle proposte greche, ma senza certezze sulla ristrutturazione (che avverrà probabilmente proprio dopo le nuove elezioni) e un no al taglio del debito (haircut).

Mentre Tsipras presenta l’accordo in Parlamento, nell’antistante piazza Syntagma di Atene si tiene una grande manifestazione contro il nuovo piano di austerity, che sfocerà in scontri con le forze dell’ordine e 40 arresti. Il Parlamento greco approva il nuovo piano con il voto favorevole di una parte di Syriza fedele a Tsipras e il si di Pasok, Nea Demokratia e Potami.

Tsipras prende atto del voto in Parlamento e il 27 agosto rassegna le dimissioni da Primo Ministro, non avendo più la maggioranza per governare dopo la formazione, per scissione da Syriza, del nuovo partito Unità Popolare, guidato dal dimissionario ministro Panagiotis Lazafanis.

Il voto di oggi

La campagna elettorale è stata caratterizzata da toni ben più moderati rispetto a quella del gennaio scorso, ma è rimasta incentrata sulla questione dell’austerity e della crisi del debito. Tsipras rivendica il successo di aver evitato la Grexit voluta dai “falchi” tedeschi e da qualche paese nordico e di aver gettato le basi per una prossima e imminente ristrutturazione del debito, accusando Pasok e Nea Demokratia per le loro responsabilità storiche sulla crisi. I conservatori di Nea Demokratia parlano dell’inevitabilità delle politiche di austerity (dimostrata dal fallimento del governo Tsipras) per evitare di sprofondare nella povertà. Unità Popolare e il partito comunista hanno incentrato la campagna elettorale sul “tradimento” del mandato elettorale di Tsipras, con i primi fortemente schierati per un’uscita dall’euro.

Sondaggi e prospettive

I sondaggi danno un testa a testa tra Syriza e Nea Demokratia, distaccati di meno di un punto con percentuali che sfiorano il 30% (Syriza perderebbe quasi 10 punti rispetto alle elezioni di gennaio). Terzo partito dovrebbero confermarsi i neonazisti di Alba Dorata (più del 5%), seguiti dai comunisti del KKE, i socialisti del Pasok e i liberali di Potami (tutti poco sotto il 5%). Dovrebbe superare la soglia di sbarramento del 3% il nuovo partito Unità Popolare (apertamente antieuro), obiettivo che invece non si prospetta facile per Anel (il partito di destra membro del governo Tsipras) e per l’Unione dei Centristi.

L’elettorato greco segnala una sfiducia ai massimi storici (il dato dell’astensionismo andrà analizzato attentamente), moltissimi gli indecisi, intorno al 10-15%. Più del 50% degli elettori si augura però un governo di coalizione.

La legge elettorale greca

Data la legge elettorale greca, il partito che arriva primo ottiene un premio di maggioranza di 50 seggi, mentre i restanti 250 vengono distribuiti su base proporzionale. Ciò significa che per governare da solo un partito dovrebbe raggiungere quasi il 40% dei voti, cosa che con tutta probabilità non si verificherà. Chi otterrà il premio di maggioranza cercherà però di formare una coalizione. Tsipras ha annunciato che non si alleerà mai con Nea Demokratia, il cui leader Evangelos Meimarakis si è invece detto disposto a un governo di unità nazionale. Pasok e Potami sembrano gli alleati più probabili per un’eventuale coalizione con entrambi i favoriti, porte chiuse invece da parte dei comunisti del KKE, dall’ex ala radicale di Syriza Unità Popolare e dai neonazisti di Alba Dorata (con i quali nessuno ha però mai nemmeno prospettato una possibile collaborazione). In caso di mancata formazione di un governo, si ripeteranno le elezioni tra un mese, cosa accaduta nel 2012 prima della formazione del governo Nea Demokratia-Pasok a guida Samaras.



Christian Cibba

Ventisette anni, eterna voglia di conoscere, il mondo, le cose, le persone. Entrato nel giornalismo a 17 anni, a Velletri, per passione. Prima a Velletri Oggi, poi direttore di Milleluci. Nel frattempo, tra un viaggio e l'altro, ho preso la laurea triennale e quella specialistica in Cooperazione Internazionale e Sviluppo. Cittadino del mondo ma con un legame speciale con l'Italia, con Roma, con Velletri.

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