Ricomincia la scuola, tra incertezze ed euforia

Scuola, scuola e ancora scuola. Finalmente direi… Perché dopo una estate come quella appena trascorsa, rientrare di nuovo in classe gioverà a tutti (forse). Sicuramente sarà un tocca sano per i ragazzi che dopo una stagione come quella passata, in cui hanno visto vacillare la loro credibilità di fronte alle morti per droga ed altro nelle discoteche più famose d’Italia di alcuni disgraziati coetanei, cercheranno di far capire agli adulti che loro credono al proprio futuro e che non sarà qualche grammo di polverina bianca o uno o due bicchieri di qualche strano liquido a rovinargli la vita. Anche perché, parliamoci chiaro, è molto semplice al giorno d’oggi strumentalizzare certe notizie e soprattutto far passare dalla parte del torto tutti coloro che vanno in discoteca per ballare e divertirsi e non certo per ammazzarsi.

Chi non se la passerà facilmente sono i genitori e le famiglie degli studenti, che anche quest’anno vedranno il prezzo dei libri e del corredo scolastico aumentare del 1.7% (dati CODACONS), per una spesa stimata intorno ai 1100 euro a studente. Vero, non tutti gli anni vi è la necessità di acquistare zaino e dizionario, ma è pur vero che se ogni anno le scuole adottano nuove edizioni di libri, che cambiano copertina, ma non la sostanza, diventa difficile a lungo andare riuscire a vendere e ad acquistare l’usato.

Il problema invece non se lo creeranno quelle famiglie che ogni anno (per motivi diversi) vedono i propri figli abbandonare la scuola. I dati sono a dir poco preoccupanti, perché negli ultimi 15 anni sono 3 i milioni di ragazzi iscritti alle scuole superiori statali che non hanno completato il corso di studi. Leggendo questi numeri si può pensare che a farne le spese sia soprattutto il Sud. Questo in parte è vero, ma anche il Nord ha la sua buona percentuale di “early school leavers” ( così definiti dall’Unione europea) che si attesta intorno al 20-25 % rispetto al 40 % del Mezzogiorno. Sottovalutare questi dati è molto pericoloso, perché un ragazzo che non studia e che probabilmente non lavora, ha un costo maggiore per lo Stato, anche soltanto per l’alto rischio di esclusione sociale e per le politiche reintegrative che questo comporta.

Come al solito divulgare questo tipo di dati rischia di infondere incertezza sul sistema scolastico, ma ogni anno è necessario fare il punto della situazione per rendersi conto fin dove sta cadendo l’istruzione pubblica in Italia.
Agli occhi dei più potrà sembrare la solita routine settembrina in cui l’attenzione è completamente rivolta alla scuola e a quella campanella che non dovrà suonare solo qualche secondo, ma un intero anno, affinché tutti capiscano finalmente che senza scuola non vi è futuro.



Luca Valvo

Luca Valvo è nato nel 1999. Ama esprimere le sue idee attraverso discorsi che non finiscono mai, puntando su concetti concreti e poco astratti. Ha scelto WT per condividere tutto ciò.

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