L’altra faccia della luna

Accade; ignari noi tutti del come e del perché, l’innamoramento avviene. Due figure, un momento prima distanti, condividono esperienze, collaborano nella quotidianità, semplicemente si accettano, si amano. Semplicemente accade. Se l’amore, il piacersi, l’accettarsi, avvengono così naturalmente, l’atto violento, accade anch’esso con la stessa disinvoltura, secondo natura? È un volere, un istinto o una necessità? Aveva colto il punto Isaac Asimov nel Novecento dicendo che la violenza è l’ultimo rifugio degli incapaci. Niente di più, ma i motivi per i quali accade molte donne ancora non sanno spiegarselo.

Una costante e radicale pretesa di assimilazione e di possesso da parte di alcuni uomini nei confronti delle donne, è ciò che oggi prende il nome di femminicidio. Quell’uomo la cui presenza le era necessaria quanto la terra su cui posava i piedi, inaspettatamente muta e manifesta un suo lato, il suo volto nascosto, oscuro e violento, come fa la luna che nasconde nella notte sempre l’altra sua faccia. Quell’uomo per la donna si trasforma in qualche cosa da cambiare, in qualcuno che la vuole unicamente nel suo intimo e ristretto spazio e la costringe a guardare il mondo al riparo, senza far rumore.

È possibile che vi sia assenza di reazione, di una voglia matta e (soprattutto) disperata di riprendere a vivere, in una donna vittima di qualsiasi forma di violenza o abuso esercitati sistematicamente allo scopo di perpetuarne e di annientarne l’identità attraverso l’assoggettamento fisico o psicologico, fino alla schiavitù o alla morte? Non si parla più di quella dolcezza inquieta che piove nel petto dopo l’amarezza ingenua dei primi litigi; si sta parlando di violenza, di uccisione di una donna da parte di un uomo. Oltre 330 donne uccise dal 2000 ad oggi; sono dati questi che dovrebbero far fremere anche solo sentendoli pronunciare. 330 donne uccise, colpevoli di decidere.

Non bastano le leggi, pensieri lenti che non trovano mai nessun modo, qualche piccolo spazio per concretizzarsi, si dubita che misure repressive valgano ad arginare efficacemente il fenomeno e più di ogni altra cosa non si ha più davvero bisogno di voci che negano, che nascondono, di quel cosiddetto benaltrismo che pullula ormai dietro ogni angolo del reale. Indispensabile, basilare e imprescindibile è il lavoro che la donna deve svolgere su di sé, imparare ad avere rispetto prima per sé stessa, poi per tutto il resto. E poi che succede? Poi si guarisce.

Tuttavia la guerra che ancora non si riesce a vincere è proprio questo andare contro la radice e il nutrimento dell’effetto calamita che impedisce a donne con ottime potenzialità di ribellarsi. L’incapacità di ribellione che colora di assurdo le giornate delle donne straziate, che si vedono trasformate in quella bambola la quale, poco più che bambine, tenevano presa in petto per paura di perderla, per timore che potesse diventare proprietà altrui.

La resa, l’arrangiarsi appaiono come gli alleati più validi e i soli mezzi per salvarsi, ma altre donne ce l’hanno fatta e ce la fanno ancora oggi trovando in loro la speranza, trasformandola poi in forza, avendo in comune molte avversioni ma anche un gran desiderio di felicità, credendo che ogni sogno ha ottime possibilità di riuscita.



Emanuela Fava

Nasce a Roma nel 1995. Legge molto e parla poco. Ama scrivere, mangiare e ricordare. Walkie Talkie è un'ottima opportunità per dar voce alle cose in cui crede.

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