Il teatrino greco all’ultima replica

I sei mesi che hanno succeduto l’elezione di Tsipras e l’ascesa di Syriza hanno visto lo svolgimento di un vero e proprio pastiche teatrale, che riprende la ‘commedia dell’arte’ ed il ‘teatro dell’assurdo’, riproposto in salsa politica: numerose riunioni, in luoghi diversi ma con esito sempre uguale, con gli stessi interpreti (con dei piccoli cambiamenti, i ruoli sono interscambiabili) e con lo stesso canovaccio; le parti si avvicinano, si propongono di rivedersi per chiudere, poi non si capiscono, si riallontanano ed il gioco ricomincia. Sempre la stessa trama, come appunto nella commedia dell’arte, sempre lo stesso abbandono completo della razionalità, come nel teatro dell’assurdo. In gioco, però, c’è la tenuta economica di un Paese intero e, forse, di un continente, mai così tanto frammentato negli interessi e nelle affinità culturali (nemmeno tanto elettive).

L’ultimo Eurogruppo, ovvero la riunione dei ministri economici dell’Eurozona, ieri, è stato sospeso dopo appena due ore ed ha rinviato l’esito del contrasto ad oggi. Le misure proposte dal governo greco prevedono l’aumento della tassazione per le imprese (dal 26% al 29%), con una sovrattassa aggiuntiva del 12% per le imprese con profitti superiori al mezzo milione di euro annui, l’estensione dell’Iva al 23% (ridotta al 13 per energia, alimentari, acqua ed hotel ed al 6% per medicinali e libri), l’aumento dei contributi sanitari per le pensioni e l’introduzione degli stessi per le pensioni integrative. Niente tagli drastici alla spesa pubblica e nessun superamento delle ‘linee rosse’ da parte dell’esecutivo Tsipras, bensì una serie di riforme che peseranno ancora di più sul settore privato dell’economia, impedendo la crescita. Per questo motivo, i creditori giudicano le misure recessive ed insensate dal punto di vista economico.

Eppure, a testimonianza della buona volontà delle autorità dell’ex-Troika, rimane il meccanismo della BCE per la liquidità d’emergenza (Ela), nato per contrastare il fenomeno del deflusso di depositi dalle banche greche senza ricorrere al blocco dei capitali, è stato utilizzato già cinque volte durante questo mese. Sostanzialmente i cittadini, scettici sulla possibilità di un accordo, ritirano in massa i risparmi depositati sui conti (all’inizio della crisi erano 240 miliardi oggi sono 120) e la Banca centrale europea agisce da “prestatore di ultima istanza”, salvaguardando la posizione delle banche greche e scommettendo sull’accordo (finora ha prestato tra gli 87 e gli 89 miliardi di euro). Solamente nella scorsa settimana c’è stato un deflusso di 5 miliardi di euro; cosa potrebbe accadere in caso di mancato accordo? Sicuramente l’Europa chiuderebbe i rubinetti costringendo le banche greche a negare l’accesso ai depositi e causando una nuova crisi sociale. Gli esiti sono imprevedibili. Attualmente nessuno dei rappresentanti europei sembra molto disposto a questa recita.

Il premier greco, convinto sostenitore dell’intervento statale nell’economia, continua a proporre la sua particolare ricetta di ‘austerità’, limitando l’azione dei privati e, di conseguenza, la ripresa del paese. Eppure, nonostante la sua determinazione, negli ultimi giorni trapelava insoddisfazione e minore sicurezza rispetto ai mesi passati, tanto da arrivare ad affidare a twitter il suo messaggio: “o non vogliono l’accordo o sono al servizio di interessi specifici in Grecia”. Insomma, Tsipras fa l’equilibrista sul filo del protagonismo tra commedia e tragedia, sperando in un finale a sorpresa e auto-convincendosi che, comunque vada a finire, il ruolo del cattivo non è stato il suo. Peccato non rendersi conto che il teatro dell’assurdo, fatto di incomprensioni, di bluff, di buchi neri del linguaggio e di mimica esagerata, non piace più agli europei ed ai greci. Quella di oggi potrebbe essere una delle ultime repliche, qualcuno sta già iniziando a lasciare la sala.



Gabriele Cimmino

Gabriele Cimmino è nato nel 1996, ha una personalità spiccata che si sviluppa tra letteratura, innaturali tendenze a parlare di sé in terza persona ed un incessante citazionismo; ad esempio, scrive su WalkieTalkie per consumare "un po' d'ansiosa incosciente giovinezza".

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