The Dreamers

The Dreamers

Regia: Bernardo Bertolucci
Interpreti: Michael Pitt, Eva Green, Louis Garrel
Durata: 110 minuti
Genere: drammatico, erotico

Il sommo maestro Spinoza diceva che l’importante non è odiare o applaudire, ridere o piangere, ma capire. Noi giovani di oggi, figli degli sprechi degli anni ’80, abbiamo un disperato bisogno di capire la realtà che ci circonda, tentare di comprendere le infinite vie, sia oscure che piene di luce, che il futuro ci propone.

Parlando di giovani, non possiamo non tornare con le nostre menti agli ormai immortali anni ’60, anni di fuoco, di infervoramento, desideri, musica e arte. Molti di noi, vivono con questi miti, soffrendo della più volte citata “crisi da epoca d’oro”, crisi tuttavia non negativa.

Il regista Bernando Bertolucci con il suo film “The Dreamers” ci trasporta nella Parigi del ’68. È la storia di un giovane ragazzo americano, Matthew, che si trova nella “Ville des Lumières” per studiare la lingua. Come ogni giovane americano che si ritrova nel Vecchio Continente è completamente spaesato, non parla la lingua, non conosce nessuno, soffre di timidezza acuta. La vita ci insegna che dove le parole non riescono a unire le persone, il cinema lo permette, è un luogo dove possiamo desiderare una vita diversa e vederla realmente con i nostri occhi, avere la prova tangibile che i desideri diventano realtà, immedesimarsi in alcuni personaggi e sentirci più forti.

Frequentando la Cinémathèque Française conosce i due gemelli Isabelle e Théo e naturalmente rimane completamente folgorato dalla bellezza della ragazza. La Cinémathèque all’epoca era il luogo privilegiato di riunione dei giovani, là condividevano le loro idee e preoccupazioni, si trasmettevano conoscenze. Era il luogo dove tutti erano ammessi e tutti potevano parlare di tutto, senza alcun freno, il posto ideale dove sviluppare il proprio “io”. Tra i tre amici sorge un inspiegabile ménage à trois, l’appartamento dove conviveranno per alcune settimane diventerà il loro laboratorio di idee e esperienze. I due gemelli hanno un rapporto unico nel suo genere, incomprensibile agli occhi del giovane Matthew, rapporto ai limiti dell’intimo, molto prossimo all’incesto. Il loro trait d’union è il cinema, a cui i tre giovani sono completamente devoti, altro non fanno che cercare di ricreare la vita magica e libera che le pellicole che scrutavano minuziosamente gli proponevano .

L’amicizia dei tre giovani è inquadrata in un contesto storico alquanto complicato, in continuo movimento, i giovani francesi sono affascinati da Mao Tse Tung, le università ribollono di rabbia e i moti studenteschi sono alle porte ed è naturale che la primavera del ’68 sarà la loro più grande esperienza di vita. Jimi Hendrix, Irving Berlin, i Grateful Dead, Françoise Hardy accompagnano con la loro musica tutto il film.

Riprendendo la frase iniziale di Spinoza, è arrivato il momento di riflettere su noi stessi.

I ragazzi del ’68, che tanti di noi vorrebbero essere, disprezzavano il benessere conquistato dai padri, quindi i conseguenti sacrifici in termini di libertà individuale e repressione sessuale. Oggi dobbiamo renderci conto che quei livelli per noi non sono più raggiungibili, non possiamo nemmeno desiderare di poter distruggere qualcosa perché non possediamo niente.

Ci ritroviamo di fronte al futuro più arido che ogni generazione abbia mai fronteggiato. Bertolucci ci ha mostrato i sogni di questi giovani di vivere fuori dagli schemi e secondo regole alternative rispetto a quelle che la società gli proponeva, come se le loro vite fossero già state scritte. Oggi, forse, i Sessantottini sarebbero felici di ritrovarsi in questo mondo così incerto. Il messaggio probabilmente che il regista vuole mandarci è quello di mantenere lo spirito innovatore e critico di quegli anni, ma soprattutto di sfruttare l’ampio spazio che potremmo prenderci nella società, per riscrivere le regole che scandiscono le esistenze delle persone a nostro piacimento, finalmente liberi di scrivere il nostro futuro.



Antonio Cesare

Ventunenne laureato in Mediazione Linguistica. La mia più grande aspirazione è di far conoscere tutto ciò che di fenomenale rimane nell’ombra.

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