Oggi si vota, renziani e antirenziani alla prova dell’astensionismo

Sette sono le regioni chiamate al voto, più di cinquecento i comuni. Toscana, Umbria, Campania, Puglia, Veneto, Marche e Liguria si sono trasformate, fortunatamente per poche settimane, nel campo di una battaglia certamente più grande di loro: fa male alla democrazia sapere che le elezioni regionali di oggi sono state considerate un referendum per il governo (si è parlato anche di rimpasto, dietro le quinte dei talk show), un termometro dell’umore del nostro esausto Paese, spossato dalla febbre del potere, un possibile indicatore statistico del consenso; non ci si può dimenticare dell’importanza del voto come atto costitutivo di una democrazia “normale”.

Queste elezioni, come sempre, dovrebbero essere solo e soltanto lo strumento attraverso il quale il cittadino esprime la sua preferenza. Anche stavolta non è stato così: ogni candidato, piuttosto che proporre il suo programma e – al limite – criticare quello dell’avversario, è diventato l’emblema dell’area che rappresenta, una specie di vessillo, insomma: un martire. Ecco perché per capire le regionali non si può prescindere dal contesto nazionale: il grande favorito, il più atteso – per usare un’espressione calcistica – è Renzi: avendo tutto da perdere, ha scelto di non legare troppo la sua immagine a queste elezioni e di “volare basso”, abbassando il pronostico tennistico del 6 regioni ad 1 a guida PD ad un 4 a 3 “calcistico”. Va detto che, in ogni caso, il risultato della tornata elettorale odierna non sarà un indicatore valido dello stato del renzismo (anche se molti, come già detto, lo riducono a questo) per due motivi: 1) la strategia comunicativa del Presidente del Consiglio si fonda sullo scontro diretto con gli avversari, a tutto campo, sia a livello dialettico sia a livello politico, con una ricerca capillare delle aree di consenso non toccate dai concorrenti e dunque, nel caso di una campagna che non si è accesa (in cui ognuno sembra voler limitare i danni più che trovare la vittoria), non ha potuto mostrare la sua abilità; 2) il caso ‘De Luca’, in Campania, e la polemica sugli ‘impresentabili’, con buona pace di Rosy Bindi, hanno inevitabilmente inquinato il risultato. Più che un test su Renzi è un test sul PD, o meglio, sulla tenuta del presunto partito della Nazione.

Poco più in là, a contendersi il titolo di avversario ci sono Salvini e l’incognita Grillo (stranamente meno attivo del solito); difficile pensare che qualcuno possa attualmente contendere la scena al ‘royal baby’ Matteo da Fiorenza, incastrati tra strategie del terrore mediatico anti-euro, anti-immigrazione, anti-corruzione ecc. Chi ha già vinto è Berlusconi che, come l’araba fenice, si è conquistato ancora una volta il ruolo di outsider e non ha niente da perdere ma tutto da guadagnare.

Più in generale, questo sì, sono elezioni fondamentali per le ‘minoranze’, per quel ‘bertinottismo’ che troppo spesso ha frenato la politica: sia Alfano nelle Marche che Fitto in Puglia si giocano una buona parte del loro percorso politico; per non parlare dei civatiani che in Liguria con Pastorino devono dimostrare di non aver semplicemente aiutato il centrodestra.

Gli interrogativi di oggi sono quindi i seguenti: chi sarà l’avversario di Renzi? Quanto peseranno ancora i piccoli partiti? Le risposte difficilmente le avremo domani, quando ci sveglieremo confusi dal polverone delle responsabilità ed accecati dall’astensionismo. Se consideriamo però che in questo momento storico, larga parte del mondo ha come protagonista il centrodestra (le prove sono Cameron nel Regno Unito, Duda in Polonia, il Midterm negli Stati Uniti e ‘Ciudadanos’ in Spagna) e come principale avversario la sinistra estrema (anche qui, si veda ‘Podemos’ in Spagna, Tsipras in Grecia), possiamo renderci conto dell’eccezione che siamo non avendo né centrodestra né sinistra estrema pervenuti finora.

Forse, ci renderemo conto che è impossibile descrivere con la normalità un Paese anormale e sorrideremo e faremo tanti altri pronostici. Buona festa e cent’anni ancora, Repubblica degli spritz!



Gabriele Cimmino

Gabriele Cimmino è nato nel 1996, ha una personalità spiccata che si sviluppa tra letteratura, innaturali tendenze a parlare di sé in terza persona ed un incessante citazionismo; ad esempio, scrive su WalkieTalkie per consumare "un po' d'ansiosa incosciente giovinezza".

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