Immigrazione, quello che viene dopo: la banalità della letteratura (2/2)

Più o meno è andata come ci aspettavamo, senza troppe difficoltà: il bicchiere è mezzo pieno e mezzo vuoto. L’Italia ha ottenuto la triplicazione dei fondi dell’operazione Triton e dell’operazione Poseidon, una coordinazione più forte dei servizi di intelligence e, non meno importante, dei governi europei, la disponibilità ad interpellare i paesi dell’Africa centrale, da cui partono i migranti. Nessuna polemica per la mancata redistribuzione dei profughi tra i vari paesi, a causa dei trattati precedentemente sottoscritti e dell’intercessione dei vari David Cameron (la scelta dovrebbe essere elettorale) presenti al Consiglio. Adesso spetta al Viminale trovare le strutture per ospitare i migranti e mandare giù il boccone amaro del team di delegati internazionali per operazioni di foto-segnalamento, mentre Federica Mogherini avrà l’arduo compito di ottenere il via libera della Commissione sicurezza ONU per le missioni. Il nostro presidente del consiglio sostiene che “finalmente l’Europa ha una strategia” ma che adesso bisogna “passare dalle parole ai fatti”. Non è poco.

Ma c’è un aspetto ancora peggiore, che viene dopo l’immigrazione, su cui vale la pena spendere due parole: la letteratura; la banalità della letteratura. Se ne è parlato nei salotti, nei bar, in Parlamento, per il gusto di parlarne; senza una reale volontà di capire, di analizzare. Miller sosteneva che “ciò che non è in mezzo alla strada è falso, derivato, vale a dire: letteratura”. Alla luce di questa falsità di fondo vanno letti i post, i tweet, gli interventi (televisivi e non). L’esempio più eclatante ce lo offre Gianni Morandi: è bastata una reminiscenza storica (per di più esatta) a scatenare le offese della rete: la nuova piazza capace sempre di scegliere Barabba; il coraggio di rispondere per due ore ad una piccola parte delle migliaia è segno di grande convinzione in ciò che si dice (elemento che non si può trovare in tutti quelli che hanno commentato), ma soprattutto è l’unica risposta efficace, al di là della foga che contraddistingue troppe conversazioni sapientemente nascoste dall’interfaccia dello schermo. Se anche i nostri politici sapessero imparare, riuscirebbero a smetterla col “twetta che ti passa”.

Tra gli interventi in Parlamento spicca quello del sempreverde Alessandro Di Battista, promesso delfino del M5S: partendo dalle solide basi che gli offrono le domande retoriche (mai passate di moda durante le arringhe politiche) e dalla “presunzione di ragionevolezza” che lo contraddistingue, è riuscito a mettere in luce come le multinazionali indirizzino le scelte di Renzi, costretto a chiedere “l’elemosina” negli Stati Uniti, nemmeno in Italia e come la mafia nigeriana che gestisce il racket dell’immigrazione vada a braccetto con la mafia romana. Il discorso è persuasivo ma restiamo poco convinti. L’idea che i grillini siano politicamente scorretti può rappresentare solo una parte del loro ‘essere’; i grillini sono deontologicamente scorretti: non hanno paura di combattere la palude della politica dall’interno, salvo cascarci con tutte le scarpe. Dopo circa due minuti di intervento, Di Battista cala il carico: “signor Presidente, questa è la verità”. Per qualcuno è il nuovo Vangelo. Accusa la politica di teatrino dimenticando che il “Teatro” prevede degli attori e degli spettatori, condizione necessaria ma non sufficiente; se consideriamo l’attore come colui che sulla scena porta l’atto, ci rendiamo conto che la nostra politica è fatta di soli spettatori, troppo occupati ad accusarsi, estromettendosi dalle responsabilità.

Sartre scriveva che “il mondo può fare a meno della letteratura e che, ancora di più, può fare a meno dell’uomo”. Niente di più vero.

Immagine: Pablo Picasso, Sulla spiaggia, 1937.



Gabriele Cimmino

Gabriele Cimmino è nato nel 1996, ha una personalità spiccata che si sviluppa tra letteratura, innaturali tendenze a parlare di sé in terza persona ed un incessante citazionismo; ad esempio, scrive su WalkieTalkie per consumare "un po' d'ansiosa incosciente giovinezza".

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