Viaggio nelle polemiche boldriniane

Durante le celebrazioni per il 70esimo anniversario della Resistenza e l’incontro con i partigiani, all’invito sul “ripulire tutte le strade dal fascismo che sta ritornando” da parte di uno dei partigiani presenti, la presidente della Camera dei Deputati Laura Boldrini risponde “direi proprio di sì”. Il passo è breve e da lì ad “abbattere quella colonna al Foro Italico con la vergognosa scritta Mussolini Dux” la presidente non ha nemmeno il tempo di capire cosa succede; “o perlomeno di toglierla”, ha invece il tempo di rispondere prima che qualche attento collaboratore proponga la foto di rito per toglierla dall’imbarazzo.

La polemica è arrivata puntuale, come sempre, questa volta anche dalla sinistra più a destra rispetto alla presidente. Ma come dimenticare le battaglie per i nomi al femminile e per dismettere l’immagine infernale della donna che serve a tavola negli spot? Insomma, non è la prima volta che il polverone mediatico la avvolge e che si invocano a gran voce le sue dimissioni. Se in questo caso, osservando le immagini, si può evincere come l’idea di cancellare la scritta dall’obelisco non sia frutto di un suo ragionamento, non possiamo certamente dirlo per le altre campagne, forse troppo progressiste anche per i suoi elettori.

Ultimamente, complice l’aria primaverile, le prese di posizione si sono moltiplicate: dal Papa, promesso paladino della causa LGBT, che definisce la teoria del gender “da frustrati”, alle accuse reciproche Jovanotti-Landini, su chi è più o meno reazionario. Al di là di qualsiasi banalizzazione generalista, che è presente e lo sarà ancora, nella larga parte di ogni gruppo di persone, il rischio è quello di trasformare lentamente la cosa pubblica in una continua, ininterrotta, non voluta, chiacchiera da bar – senza nulla togliere alle chiacchiere da bar. Nel paese delle querele e dei pregiudicati, l’onta maggiore sembra essere diventata quella del dissing, del disrespecting (non rispettare), tutti contro tutti, come nella scena rap. Possiamo iniziare seriamente a parlare di repubblica del talk show.

Semplicemente raccontiamo la cronistoria di una piccola minoranza che, sentendosi irrimediabilmente al di sopra delle parti, ha creato il mito del neo-reazionarismo per poi condannarlo, innescando il domino del “reagisco perché la mia etica personale me lo impone” oppure “non reagisco perché la mia etica collettiva anti-reazionaria me lo impone”?

In questo scollamento, inevitabile con l’avvento delle masturbazioni celebrali, dell’intellighenzia dalla base popolare su cui si fonda il consenso (anche culturale), scaturisce la volontà di riempire di chiacchiere ogni argomento. In parole povere, se una parte dell’opinione pubblica si autoalimenta, affermandosi e contestandosi allo stesso tempo, non possiamo stupirci se sentiamo ragionare a voce alta, davanti ad un caffè, “l’obelisco è storia d’Italia e Mussolini pure”. Siamo d’accordo, la memoria o si coltiva tout court o si lascia appassire. Tuttavia, e lo diciamo con estrema sincerità, non sentiamo il bisogno di questo chiarimento; non sentiamo il bisogno di cancellare scritte né di ri-affermarle; non sentiamo il bisogno di gridare che siamo progressisti e contro i reazionari di tutti i tipi (ma in particolare di sinistra) o, viceversa, di sfoggiare con orgoglio il rimpianto di una sinistra che non c’è più, di un pentapartito che non c’è più, di una destra storica che non c’è più, di una classe intellettuale che non c’è più. Indugiare su tutto questo significa essere deboli. Sapere fino alla nausea da dove veniamo ma non sapere dove stiamo andando. Non è così che si cambia un paese.

Senza voler fare politica (non spetta ad un giornale), rinunciamo a proporre un modello alternativo, a costruire l’ortodossia del ‘NO’ e ci limitiamo a dire che, a chiunque rimarrà chiuso, per scelta, nel pollaio delle opinioni, tireremo coriandoli.



Gabriele Cimmino

Gabriele Cimmino è nato nel 1996, ha una personalità spiccata che si sviluppa tra letteratura, innaturali tendenze a parlare di sé in terza persona ed un incessante citazionismo; ad esempio, scrive su WalkieTalkie per consumare "un po' d'ansiosa incosciente giovinezza".

Leggi anche