American History X

Prima di tutto sono doverose le scuse per la prolungata assenza nelle pubblicazioni della rubrica. Il film trattato oggi è American History X.

Molto spesso ci rifugiamo nei film per evadere dalla nostra realtà quotidiana, insoddisfatti di ciò che abbiamo e ci circonda e li vediamo come fonte d’ispirazione o di stimolo per migliorare le nostre condizioni, o semplicemente per darci una guida in un mondo sempre più complicato. Ebbene, questo film non rappresenta niente di tutto ciò. Anzi, più che una realtà desiderata, la pellicola di Tony Kaye ci da una rappresentazione quanto più attuale della nostra società. Le nostre periferie, le nostre grandi città negli ultimi mesi ribollono di odio verso le minoranze, verso i più deboli, i più emarginati e le folle acclamano leader che lo fomentano.

American History X ci mostra come da una società civile e strutturata, attraverso l’odio e la diffidenza verso il diverso, possiamo fare ritorno a quello che Hobbes coniò “Stato di natura”. Nello Stato di natura l’uomo si ritrova in un ipotizzato stato primordiale, dove regole e istituzioni non esistono, dove vige la guerra tutti contro tutti. Paradossalmente questo stato di natura coincide con il livello di libertà assoluta, dove tutti gli uomini sono eguali e ogni passione e desiderio è permesso, poiché non vi sono freni e leggi. La libertà hobbesiana ha come naturale conseguenza l’istituzione della legge del più forte.

Nel nostro film, Venice Beach (Los Angeles) è la riproduzione della società che Hobbes ci descriveva nel suo Leviatano. Il protagonista, Edward Norton, è un neonazista americano, insoddisfatto della fine del sogno americano, secondo lui scomparso a causa della società multirazziale e il sostegno alle minoranze formate da ebrei, latinoamericani e neri. Le strade e le scuole di questo sobborgo losangelino sono afflitte da continui conflitti e guerre tra i diversi gruppi formati in base al colore della loro pelle, ma tutti accomunati da due elementi persistenti: la povertà e l’insoddisfazione. I personaggi principali, i fratelli Vyniard, sono parte integrante di questa periferia straziata, ma in realtà lo scontro etnico li fortifica. Kaye ci va vivere attraverso tutta la durata del film il travaglio interiore del protagonista, del suo amore e la sua preoccupazione verso la sua famiglia, della sua redenzione.

Infatti, come Hobbes, da una soluzione allo stato di natura, anche gli sceneggiatori ci hanno mostrato la via che l’umanità deve perseguire. Hobbes vedeva nell’assolutismo e nella reciproca rinuncia ad alcuni diritti verso un potere superiore la via per una possibile convivenza pacifica tra gli uomini. Dobbiamo ricordare che il filosofo visse all’epoca della guerra civile inglese e per la propria sopravvivenza era pronto a rinunciare a parte della sua sovranità, per un bene superiore. Possibile che nel XXI secolo si ritorni a riflettere su personaggi e questioni precedenti alla affermazioni delle democrazie liberali?

American History X per risolvere il conflitto sociale non si rifà alla scienza politica, alla filosofia, o ad altre scienze astratte, ma citando uno dei Presidenti più illustri della storia Americana alla fine della pellicola: Abramo Lincoln. Questo discorso di Lincoln, vero punto di arrivo di American History X, è utile non solo alla comprensione e all’apprezzamento reale del film, ma anche come chiave di lettura per noi cittadini civili in questi momenti così travagliati: “Noi non siamo nemici, ma amici. Noi non dobbiamo essere nemici. Possiamo essere stati tesi dalle nostre passioni, ma ciò non deve rompere i nostri legami d’affetto. Le corde mistiche della memoria suoneranno se toccate ancora, come sicuramente saranno, dai migliori angeli della nostra natura”.

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Antonio Cesare

Ventunenne laureato in Mediazione Linguistica. La mia più grande aspirazione è di far conoscere tutto ciò che di fenomenale rimane nell'ombra.

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