I sommersi e i salvati dal linguaggio politico

“Uno, due, tre: viva Pinochet; quattro, cinque, sei: morte agli ebrei”.

La Corte europea dei diritti dell’uomo (che non deve essere confusa con la Corte di giustizia dell’Unione europea) ha sancito quella italiana come una “legislazione inadeguata rispetto agli atti di tortura e assenza di misure dissuasive” in relazione a quanto accaduto a Genova durante il G8 del 2001. Casualmente, pochi giorni dopo, con 244 voti favorevoli, la Camera ha approvato il testo sul reato di tortura e non sono mancate le polemiche.

Da destra e da sinistra si alza la voce dell’indecenza; basta fare un giro tra i tweet ed i video delle trasmissioni televisive per perdere il senso della realtà. Ci si ritrova a chiedere sempre la stessa cosa: “come è stato possibile che il dibattito politico sia diventato un girone dantesco?” ma soprattutto “chi lo ha permesso?”. Se da una parte si esulta per il via libera della Camera, giocando col fuoco delle dietrologie moraliste sulla figura di De Gennaro (che, come ricorda su “Il Foglio” Pietrangelo Buttafuoco, ha condotto per anni la lotta alla mafia), dall’altra si scherza sull’ambiguità della tortura psichica. A “L’aria che tira” (la7), Giorgia Meloni confessa di non aver capito esattamente “che cosa sia” la tortura psichica, provocando la risposta di Vauro: “Se lei ad esempio fosse messa nuda in una caserma con vicino delle guardie che le cantano Uno, due, tre: viva Pinochet; quattro, cinque, sei: morte agli ebrei, anche senza toccarla, non credo che ne uscirebbe così serena”.

Ci scusiamo per la durezza delle parole. Eppure, la teutonica Meloni, che ha fatto proprio il mito di Antigone, per il quale lo Stato è al di sopra di tutto, la definisce una “canzoncina” e seguita a difendere le forze dell’ordine; senza fermarsi a ragionare asserisce che, per la depenalizzazione della violenza privata, “se uno ti entra in casa e ti prende a bastonate non gli facciamo niente”. L’esempio è calzante: non riuscendo ad ottenere ragione sull’argomento della discussione se ne chiama in causa un altro, a proprio piacimento e vantaggio. La stessa cosa, a parti invertite, è avvenuta durante il confronto Salvini – Casarini (leader dei No-global), con il primo che vorrebbe “radere al suolo i centri sociali” ed il secondo che gli ricorda l’alleanza con Casapound e “l’odio razziale”, il tutto partendo anche qui da uno pseudo-confronto sul reato di tortura. È il realismo del minestrone politico in cui vengono mischiate tutte le responsabilità e dal quale puntualmente vengono tirate fuori per costringere la conversazione all’empasse dei rossi contro neri, dei buoni contro i cattivi.

Affinché sia chiaro, il senso di questo editoriale non è stabilire da che parte sta la ragione, ma concludere ed evidenziare un ragionamento, che spesso è rimasto sotteso, sul dualismo urlato che riempie le nostre opinioni. Viene da domandarsi se chi chiede le dimissioni di De Gennaro è mosso da un reale imbarazzo politico (chi è senza peccato scagli il primo tweet – chiedere a Matteo Orfini), alla faccia dei garantisti, o se è, meramente, per alimentare l’idea banale dei sommersi e dei salvati anche dove non ce ne sono (magari inconsapevolmente). Vogliamo, da garantisti, propendere per la prima opzione, ma il dubbio c’è.

Come c’è, d’altro canto, sui commenti accesi per la sparatoria al Palazzo di giustizia di Milano. Chi contro Equitalia (che pure ha le sue colpe), chi contro il clima di avversione nei confronti dei magistrati (che pure è un fattore influente), chi contro le misure di sicurezza (che sicuramente sono state insufficienti): la nuova “caccia all’untore” dei nostri tempi. Insomma, alla fine dei giochi, “hanno tutti ragione”, come Paolo Sorrentino.

Per concludere, vorrei informare sull’esistenza di un particolare talent del porno organizzato da “Brazzers” (uno dei 500 siti più cliccati al mondo) in cui due squadre di 10 pornostar ciascuna si contenderanno la vittoria. Quanto dovremo aspettare per un talent sulla politica?



Gabriele Cimmino

Gabriele Cimmino è nato nel 1996, ha una personalità spiccata che si sviluppa tra letteratura, innaturali tendenze a parlare di sé in terza persona ed un incessante citazionismo; ad esempio, scrive su WalkieTalkie per consumare "un po' d'ansiosa incosciente giovinezza".

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