Il dibattito politico: il mantra dell’antifascismo – Terza Parte

“L’Italia è una Repubblica fondata sull’antifascismo”, si dice spesso. Ed è vero, è un fatto incontrovertibile. Ed è vero e credo che nessun democratico – di sinistra, di destra, di centro – non possa non sentirsi antifascista. Ma c’è qualche però da mettere perché a partire dagli anni ’60 l’antifascismo è diventato un dogma. Una sorta di bollino di garanzia per tutti i governi nati a partire da quegli anni e per tutta la Prima Repubblica. Un fatto positivo, penserà qualcuno. Non del tutto, a mio parere.

Perché, per prima cosa, è stato un principio generale reso fazioso – cioè, un principio divenuto proprietà della sinistra. E spesso, purtroppo, è stato interpretato e perseguito più che come un “contrario del fascismo” un “fascismo al contrario”. L’immagine dell’articolo rende l’idea. Secondo aspetto, è stato una clava (politica) verso tutte quelle forze, ma anche culture, ma anche elettori, estranei al mondo cattolico, comunista, socialista e legato alle forze governative. Terzo aspetto, conseguente al secondo, è stato reso una copertura retorica a un sistema di potere, quello del cosiddetto “arco costituzionale”.

Insomma facile definirsi antifascisti, molto più difficile dire la verità su cosa è stato, o come è stato utilizzato l’antifascismo. Un’arma politica, non meno strumentale di altre. Che ha fatto cadere un’ombra su ampie fette della società italiana che uno storico molto acuto, in un libro acutissimo, ha definito “anti-antifasciste”. Fette composte certamente da nostalgici del regime mussoliniano, ma anche persone semplicemente ostili alla politica dei partiti, all’arcipartito comunista, o alla politica nel complesso. L’antifascismo è stato, per molti versi, un cono d’ombra. E ha in parte distorto la realtà, dando vita a falsi miti (“La Dc è di destra”, per dire). E ha reso l’avvento della Seconda Repubblica, quindi del berlusconismo, un fatto quasi incomprensibile.

Oggi si sente ancora qualche intellettuale (no, Jovanotti non è un intellettuale) sbandierare l’antifascismo come una sorta di crocifisso contro gli eretici. A scuola l’anti-antifascismo rimane una realtà per lo più sconosciuta. Nella società questa retorica scalda gli animi di sempre meno persone, per lo più anziani, vecchi militanti di sinistra.
Non sarebbe ora di affrontare il discorso in maniera più laica e di far pace con la nostra storia?



Giuseppe Carteny

Laureato in Scienze di Governo, chitarrista liberale e aspirante politologo rock. O quantomeno blues. Militante di me stesso, per due anni attivista di Fare per Fermare il Declino. Ex membro della Direzione Regionale del Lazio ed ex membro della Direzione Nazionale del partito. Fondatore del sito collettivo Immoderati.it, collaboro con Geopolitica.info e TheFielder.net.

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