Il gioco dei tre Varoufakis (o anche, dei “turisti della democrazia”)

Mentre il governo Tsipras compie due mesi dall’inizio del mandato (26 gennaio ndr.), intravedendo “spiragli di luce” nella trattativa sul debito, l’opinione pubblica europea è sempre più offuscata: l’incontro di lunedì tra la cancelliera Angela Merkel ed il Primo Ministro greco ha riavvicinato le parti ma ha sancito, agli occhi di molti, la bilateralità del confronto. Già nelle settimane precedenti era evidente che la partita si giocasse tra Atene e Berlino, avvolta nella nebbia dell’instabilità, ma non avremmo immaginato di toccare le vette del tragicomico in una fase così delicata, eppure..

L’episodio più indicativo, che ci fa comprendere quanto i nervi siano tesi, vede protagonista indiscusso il funambolico ministro delle finanze greco, Yanis Varoufakis: immortalato dalle onnipresenti telecamere ad un festival svolto a Zagabria nel 2013, in compagnia del suo dito medio ed incriminato dall’audio in cui si rivolge alla Germania, ha smentito con forza, quasi con indignazione, invocando il “falso” (storico). Suspance: il video è vero o finto? La Bild è sicura ed il giorno dopo titola a nove colonne: “Bugiardo”. C’è chi scommette, la tensione aumenta.

A smorzarla ci pensa il colpo di genio del comico Jan Boehmermann, che in un video dal titolo “Making of” sostiene di aver manipolato il video originale ed di aver aggiunto il dito incriminato successivamente: il nostro eroe V for Varoufakis è finalmente assolto? Di nuovo suspance. I giornali stavolta sono sicuri: non è stato lui, l’alto tradimento non si è consumato. Fino a che – ultimo atto – non arrivano le dichiarazioni del comico stesso a smentire: il video del festival di Zagabria è vero, il suo invece, è falso e serviva a dimostrare che “i tedeschi si arrabbiano sempre”. Insomma, il dito c’è stato ma non è così importante se vi fate ingannare così facilmente.

Non fosse per la gravità della situazione ci sarebbe da ridere. Il risvolto critico, su cui possiamo ragionare solo dopo alcuni giorni, è impietoso: veramente l’opinione pubblica è così volubile? La certezza delle notizie: cronaca di una morte annunciata? Evidentemente sì. La politica si è fatta così tremendamente seria da non riuscire più a comunicare né a recepire, se non all’interno di un “circuito chiuso”, fatto di cravatte sottili, abiti sartoriali e costruito sul giornalettismo imperante, di critica alternata a pochi momenti di comicità (ma mai su se stessi). In questo contesto, la presenza di Varoufakis la fa da padrone (almeno visivamente) e spariglia le carte. Non sarà preparato, ma perlomeno non appartiene al grigiume austero e bacchettone di tanti (troppi) politici. Ci divertiremo.

Allargando di poco l’inquadratura, scopriamo che il cammino verso gli Stati Uniti d’Europa si fa sempre più lungo e tortuoso. Le differenze tra le culture dei vari paesi sono sotto gli occhi di tutti e, dietro le quinte dello spettacolo, ci stiamo accorgendo a poco a poco che si ripercuotono sulle scelte politiche. Sapremo distinguere il vero dal falso? Non dimentichiamoci che, ancora inesperti del gioco europeo (non quello delle coppe dei campioni, quello di Bruxelles) noi italiani mandammo un nostro noto politico a dire al Parlamento europeo che eravamo tutti “turisti della democrazia”. Oggi, a distanza di quasi 10 anni, più che una battuta, quell’espressione appare come una premonizione, un triste presagio. Il politico si chiamava Silvio Berlusconi. Ed era vero.



Gabriele Cimmino

Gabriele Cimmino è nato nel 1996, ha una personalità spiccata che si sviluppa tra letteratura, innaturali tendenze a parlare di sé in terza persona ed un incessante citazionismo; ad esempio, scrive su WalkieTalkie per consumare "un po' d'ansiosa incosciente giovinezza".

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