Il dibattito politico: la “democratura” e altre fandonie – Terza Parte

Un evergreen del dibattito politico è quello che contrappone chi vorrebbe un esecutivo forte a chi invece vede fantasmi di dittatura ovunque. È un discorso che si ricollega alla “Costituzione più bella del mondo” e altre panzane retoriche degli ultimi vent’anni e su cui vale la pena soffermarsi. In questi giorni è tornata in voga la parola “democratura” che sarebbe una crasi tra due parole: “democrazia” e “dittatura”. È un termine che fa molto intellettuale radical-chic, ma è un concetto che serve solo a denigrare delle necessità sacrosante: come la necessità di un governo che possa governare. Ora, sia chiaro, un sistema democratico, per quanto forte a livello di esecutivo, deve avere dei pesi e dei contrappesi. E, sia altrettanto chiaro, le riforme del governo Renzi sono un pastrocchio, più che l’anticamera di una dittatura. Ma, detto questo, è un dato di fatto che l’Italia sia un paese ingovernabile. Lo è per ragioni storiche, per la sua architettura istituzionale, per il potere acquisito da molte minoranze organizzate,… Insomma, le ragioni sono tante. E chi oggi grida alla “democratura”, ignorando questi problemi, credo lo faccia soprattutto perché: fa figo (e in certi ambienti, forse, anche rimorchiare); ha una paura fottuta di perdere posizioni di potere; non ha la più pallida idea di quello di cui sta parlando. Soffermarsi in questa rubrica sui tanti aspetti che si potrebbero prendere in considerazione, rappresenta una missione impossibile. Ma una cosa va detta: una democrazia senza governabilità non è meno pericolosa di una democrazia poco rappresentativa. Perché senza governabilità non si preserva la democrazia. Si rischia solo di farla sprofondare più velocemente verso seri rischi di svolte più o meno autoritarie. Una democrazia deve essere rappresentativa. Ma o è efficace o muore. Con buona pace dei feticisti della Costituzione.



Giuseppe Carteny

Laureato in Scienze di Governo, chitarrista liberale e aspirante politologo rock. O quantomeno blues. Militante di me stesso, per due anni attivista di Fare per Fermare il Declino. Ex membro della Direzione Regionale del Lazio ed ex membro della Direzione Nazionale del partito. Fondatore del sito collettivo Immoderati.it, collaboro con Geopolitica.info e TheFielder.net.

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