Ohi, ohi Oi!

Il punk, la classe operaia, le ragnatele sui gomiti e una carica energetica che nell’Inghilterra di fine anni settanta ancora non si era mai vista. Le creste punk tagliate di netto come a voler sbandierare quel retaggio proletario che sembrava essersi affievolito, se non perduto nel punk “canonico” e nel suo esagerato successo nelle radio del tempo.

Il movimento Oi! prende le mosse dal punk per svilupparne una via alternativa. Potremmo definirlo una vera e propria meltin’pot dell’underground britannico, unendo lo stile e i modi degli skinheads originali con la musica punk modificata nei ritmi e nei testi, cantati a squarciagola e accompagnati da cori che nulla avevano da invidiare a quelli delle gradinate negli stadi inglesi.

I primi gruppi musicali che contribuirono a fondare questa subcultura furono gli “Sham69” e i “Cockney Rejects”, ma fu solo con quest’ultimi che il termine Oi! (letteralmente hello! hey! nel dialetto di Londra) venne assunto a simbolo del movimento. Essi incisero un brano “oi oi oi!” che divenne un manifesto per tutti gli street punkers. I testi delle canzoni sono cariche di sociale e forniscono uno spaccato delle periferie inglesi senza rinunciare ad un po’ di sana autoironia. Quando in un’intervista ad un musicista Oi! chiesero il perché di quei testi crudi, antisistema, carichi di rabbia e violenza egli rispose solo che: “è quello che abbiamo intorno tutto il giorno, niente di più”.

Come ogni movimento underground dell’epoca esso nasce apolitico mostrando caratteri propri dello skin, come il forte legame di fratellanza con altre sottoculture proletarie, una su tutte quella dei Rude Boy inglesi, sostenitori della musica giamaicana e consumatori di marijuana. Ci sono state tuttavia delle derive politiche che, come nel movimento skinhead, hanno portato a non poche spaccature e critiche. Sotto i riflettori dell’opinione pubblica inglese sono certamente finiti i gruppi Oi! formatisi in grembo al National Front, il partito d’estrema destra xenofobo inglese che hanno contribuito a far etichettare l’Oi! come musica neofascista, venendo così a mistificare la realtà e la verità sulle origini di questo variegato movimento.

La lezione di oggi che tutti potremmo imparare potrebbe quindi essere quella di non scadere nel luogo comune ed informarsi da più fonti come minimo. Ciò detto, per farsi un’idea di cosa si è parlato, posso consigliare l’ascolto di gruppi Oi! come i “Cockney Reject” e gli “Sham69” per arrivare a giovani esempi nostrani come un gruppetto romano di nome “Gli Ultimi” che trovo veramente interessante! Per approfondire invece i rapporti tra skinheads apolitici, neofascisti e rude boy consiglio la visione di “This is England” che risulta davvero gradevole.



Oliviero Papa

Presa dopo innumerevoli sofferenze la fatidica triennale in Scienze Politiche, il ragionier Fa... Oliviero si appresta ad ottenere la tanto agognata specialistica in Relazioni internazionali. Frattanto, per portare il pane sulla tavola, lavoro nell'ambito del retail per la Lacoste. Per il resto "giro, vedo gente, mi muovo, faccio delle cose".

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