Quando diremo: “Prima gli italiani”

La democrazia è in pericolo. Ormai da qualche decade, ogni giorno. Sarebbe meglio dire «gli italiani sono in pericolo»? O ancora, «l’Italia è in pericolo»? E l’Europa? Ma andiamo con ordine: da cosa esattamente siamo minacciati? Dal “totalitarismo” di Renzi o dall’antipolitica e dai suoi stessi oppositori? Scontata l’agiografia del fenomeno-Renzi, oggi analizzeremo questa seconda ipotesi.

Assistiamo quotidianamente al trionfo e all’implosione dell’antipolitica, populistica e non. L’esempio più lampante è – manco a dirlo – il Movimento 5 Stelle: entrato in Parlamento per “aprire la scatoletta”, con il buon proposito di alternare i capigruppo (perché sono tutti cittadini uguali – la cosa mi terrorizza – ma guai a chiamarli ‘politici’), hanno finito per formare una novella micro-classe dirigente incarnata dal direttorio, velleitaria reminiscenza napoleonica. Risultati? Zero. O perlomeno, zero virgola, come le percentuali degli astri nascenti (piccoli ma agguerriti) partiti di nicchia. La deriva populista si innesta proprio in questo passaggio: pensare che la mancanza di risultati sia colpa del Presidente del Consiglio è come pensare che la colpa degli attentati di Parigi sia dei vignettisti. In realtà il delfino Alessandro di Battista non ci andò troppo lontano quando dichiarò che “Se a bombardare il mio villaggio è un aereo telecomandato a distanza io ho una sola strada per difendermi, a parte le tecniche non-violente che sono le migliori: caricarmi di esplosivo e farmi saltare in aria in una metropolitana” (sui social nell’agosto 2014). Insomma, anche cercando di immaginare questi rispettabili cittadini al governo, magari a discutere della nostra precaria politica estera, non va proprio: non si può affidare la difesa delle Istituzioni, nella fase delicata che stiamo vivendo, a chi non ha senso delle Istituzioni.

Casomai il pericolo è proprio questo: stiamo rischiando che la melma dell’ostruzionismo e della protesta fine a se stessa cementifichi i meccanismi già poco oliati della democrazia. Lo stesso pericolo che correranno Olanda, Svezia, Danimarca e Finlandia alle prossime elezioni, con le destre anti-euro che avanzano.

Sul calco lepeniano Matteo Salvini sta plasmando anche la “nostra” Lega Nord; ciò che non leggiamo sulle felpe ma che va letto tra le righe del manifesto economico leghista, è la metamorfosi della propria identità, dal federalismo per cui nacque, rozzamente assortita, ad un nazionalismo autarchico quantomeno anacronistico. Nel momento in cui l’Europa si proietta (volenti o nolenti) verso la nuova sovranità 2.0, cioè lo stato federale d’Europa, il grido “Renzi a casa” è certo ancora comprensibile (forse ai limiti della semplicità, strumento abusato dai politici che complicati non sono) ma gradiremmo qualche spunto in più sul “Prima gli italiani”: lo slogan è altrettanto semplice quanto confusionario, una memoria che non c’è più, che storicamente non può esserci. Gridare “Prima gli italiani” mentre è in corso la rivoluzione verso un’Europa concreta e politica (e non più soltanto economica) è nascondersi in uno sgabuzzino durante l’inventario per non lavorare.

La manifestazione di ieri ne è la prova: il solo pensiero che sia stato organizzato un contro-corteo conferma che la democrazia è in pericolo. Ma il pericolo non è nelle riforme, condivisibili o biasimabili che siano: il pericolo è quello di essere scontati, intorpiditi, adagiati sulla facilità dell’essere-contro. Contro Renzi, contro Salvini, non ha importanza. Siamo caduti nell’equivoco ontologico della differance? Di nuovo? Dobbiamo per forza dire ciò che non siamo, o avremo il coraggio, per una volta, di dire ciò che siamo?

Speriamo ancora in un cambiamento culturale che risvegli le coscienze europee. Solo allora, durante la fila per la nostra razione di senso civico, potremmo dire, con un sorriso, “prima gli italiani”.



Gabriele Cimmino

Gabriele Cimmino è nato nel 1996, ha una personalità spiccata che si sviluppa tra letteratura, innaturali tendenze a parlare di sé in terza persona ed un incessante citazionismo; ad esempio, scrive su WalkieTalkie per consumare "un po' d'ansiosa incosciente giovinezza".

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