Contro l’influenza e gli acciacchi invernali, meglio un’aspirina!

Siamo in pieno inverno, la stagione della neve, del freddo, degli sport invernali, dei pomeriggi davanti al camino ma soprattutto…dell’influenza! Ebbene sì, raffreddore, tosse, febbre e mal di gola sono i malanni più frequenti in questo periodo, che spesso non possiamo evitare e ci tengono ai box forzati per qualche giorno. È in questi momenti che viene in soccorso il super farmaco più amato dalle folle: l’aspirina! L’unica pastiglia in grado di alleviare i sintomi dell’influenza per le sue proprietà antipiretiche ed antinfiammatorie conosciute ed apprezzate in tutto il mondo. Ma aspirina è solo questo? E quando è stata scoperta?

Conosciamola meglio!

Sin dal tempo degli egizi e dei greci, i vari sciamani-medici-curatori usavano la corteccia e le foglie del salice come rimedio contro la febbre ed i dolori articolari. Dalla corteccia infatti si può estrarre la salicina, un composto amaro che è il precursore dell’acido acetilsalicilico, principio attivo dell’Aspirina. Questa antica medicina si perse con l’avvento delle invasioni barbariche. Tornò alla ribalta nel 1757 quando il reverendo Edward Stone studiò e divulgò gli effetti benefici della corteccia del salice nella cura delle febbri. Nel 1853 in Francia fu approntata la prima sintesi dell’acido acetilsalicilico e nel 1897 Felix Hoffmann, chimico impiegato nella Bayer, ne pianificò la prima sintesi totale. Nacque così la prima molecola sintetizzata dall’uomo, simile a sostanze presenti in natura ma modificata a scopi terapeutici. La Bayer si prese i diritti della sintesi di questa molecola rinominandola “Aspirin” nel 1899. In breve tempo l’aspirina divenne il farmaco più utilizzato in Occidente ed insieme agli antibiotici, scoperti nel 1928 da Fleming, ha contribuito in larga misura a combattere le malattie più mortali dell’epoca (oggi quasi innocue o debellate).

Nonostante ciò solo negli anni ’70 del novecento si è scoperto il reale funzionamento dell’ASA (acido acetilsalicilico) all’interno dell’organismo umano, come interviene nella trasmissione del dolore e quali enzimi inibisca. Esso è coinvolto anche nei processi di coagulazione del sangue, per questo, a basso dosaggio, l’Aspirina (in questo caso Cardioaspirina) viene usata come farmaco anticoagulante per le persone a rischio di infarto o trombosi dei vasi sanguigni. Queste ricerche diedero una spinta alla produzione del farmaco che negli anni sessanta stava per essere soppiantato da un’altra sostanza usata per le stesse proprietà, ma con meno effetti collaterali per lo stomaco: il paracetamolo (tachipirina).

L’aspirina, come tutti i farmaci, ha degli effetti collaterali se presa in alte dosi: i principali sono le ulcere gastrointestinali, l’emorragia gastrica (sangue nello stomaco) e l’acufene. Si consiglia perciò di non superare la dose giornaliera di 3 grammi, la soglia per cui possiamo avere il massimo effetto terapeutico. Ne esiste anche l’intossicazione acuta se si ingerisce una quantità superiore agli 11g (come già anticipato nel primo articolo di questa rubrica: È la dose che fa il veleno!). Le proprietà di questo farmaco e la produzione a basso impatto economico ed ambientale hanno fatto dell’Aspirina il farmaco più venduto ed utilizzato al mondo.

Detto ciò vi lascio al prossimo articolo e ricordate: “una aspirina al giorno toglie il medico di torno!”



Riccardo Cari

Nato a Velletri in provincia di Roma, sono laureato all'Università di Roma “La Sapienza” in Chimica Organica e Biomolecolare. Ho sempre creduto essere riduttivo guardare il mondo che ci circonda senza indagare su quali meraviglie celi, quali meccanismi e ingranaggi fanno girare l’universo e smuovere la vita nel regno naturale. Per questo ho deciso di scrivere per walkie talkie: anche le cose più banali e quotidiane sono degne di nota, e ciò va riscoperto e condiviso!

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