Il continente: tra il vecchio che avanza ed il nuovo che resta

Al riparo sotto il tetto dell’elezione di Tsipras, che ha riacceso i focolai marxiani, ci è più facile comprendere ed individuare i segnali di un imminente cambiamento (da compiersi già nel 2015?), almeno nella visione popolare europea (e mondiale) dell’immagine del “Capitale”. I più rilevanti segnali dal 2014, anche nei titoli ambiziosi, sono “Il Capitale Umano” di Paolo Virzì – orgoglio italiano, elogiato dalla critica nostrana ma snobbato dalla critica d’oltralpe – ed “Il Capitale del XXI secolo” di Thomas Piketty – l’economista francese capace di sconvolgere i già precari equilibrismi economici dei suoi colleghi americani.

L’aspetto forse più complesso è proprio quello che riguarda quest’ultimo: se Virzì, infatti, ha la possibilità – da artista – di dire quello che vuole, e di denunciare la natura brutale dell’alta finanza, Piketty ha il dovere – da professore – di sostenere quello che dice con dei dati (nella fattispecie con dei grafici). All’interno della sua opera, è reso esplicito come nei paesi sviluppati il tasso di rendimento del capitale sia stato sempre maggiore del tasso di crescita economica, anomalia che ha permesso alla forbice della diseguaglianza di allargarsi sempre di più; la conclusione è tanto semplice per il professore quanto rivoluzionaria per gli stati capitalisti: tassare la ricchezza e ridistribuirla per contrastare la sperequazione. Nulla di più pericoloso per i fanatici del rigore e per i sacerdoti della libertà economica (sarebbe meglio chiamarla “irrazionalità economica”). Poche settimane fa, sono stati altri due economisti, gli americani Magness (George Mason University) e Murphy (Institute for Energy Research), a muoversi contro Piketty, sostenendo la tesi per la quale all’interno del “Capitale del XXI secolo”, i grafici siano stati elaborati utilizzando dati provenienti da studi diversi a seconda dei decenni (il termine tecnico è cherry-picking) e che siano quindi inaffidabili ed imparziali.

Al di là delle critiche, la domanda teorica che Piketty pone è “vogliamo vivere in un sistema basato sulla rendita o sul lavoro?”. Ed è proprio il governo Tsipras che costituisce e rappresenta fisicamente questa domanda, rivolta soprattutto all’Europa, al Consiglio europeo ed alla BCE.

Dopo il momento delle confidenze, le carte scoperte lasciano trapelare il gelo dei governi europei nei confronti delle ipotesi greche. Ma l’asso di Tsipras tiene aperta la partita: la possibilità di una trattativa con Mosca (che apre le porte ad un incontro ‘anti-trojka’ il 9 maggio) spaventa i mercati statunitensi che, come analizzato nel nuovo numero della rivista “Limes” dal titolo “Dopo Parigi che guerra fa”, puntano sul fronte della nuova Europa e sull’Ucraina, imponendo sanzioni che pesano più sulle sviluppate economie europee (Francia e Germania, in primis – colpevoli forse di troppo dialogo) che sulla Russia, per provocare la fine definitiva dei contatti europei con Mosca, che minaccia di schierare le sue truppe sul territorio ucraino. Ecco allora che la missione di Angela Merkel e Francois Hollande al Cremlino ed a Kiev appare quantomeno donchisciottesca.

Insomma, mentre il vecchio continente resta stretto nella morsa dell’incomprensione (voluta) tra la Russia e la Casa Bianca, l’agilità ambivalente di Tsipras può sparigliare le carte nel mazzo del “Capitale”. Le stesse carte che Virzì ha cinematograficamente immaginato e svelato: una sempre più forte tensione tra gli strati sociali, che si sfiorano ma non si capiscono, ma soprattutto l’immobilità degli attori, quasi atterriti davanti agli eventi che li sommergono. La scelta di smascherare le scene e la finzione, non più del film ma dei personaggi stessi, è profetica: dal quadro economico che abbiamo delineato si evince come il castello dei doppi (forse tripli) giochi di sponde tra capi di stato stia per cadere.

Ci rimane solo capire chi sarà il regista di questa caduta – che già non è poco, ma soprattutto – chi sarà a pagarne il prezzo.



Gabriele Cimmino

Gabriele Cimmino è nato nel 1996, ha una personalità spiccata che si sviluppa tra letteratura, innaturali tendenze a parlare di sé in terza persona ed un incessante citazionismo; ad esempio, scrive su WalkieTalkie per consumare "un po' d'ansiosa incosciente giovinezza".

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