L’importanza della Memoria. Il 27 gennaio del liceo Mancinelli e Falconi

“Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario, perché ciò che è accaduto può ritornare, le coscienze possono nuovamente essere sedotte ed oscurate: anche le nostre.”

Così scriveva Primo Levi sull’importanza di ricordare, sul ruolo chiave della memoria. Dovremmo intimamente riflettere sull’abominio della Shoah ogni giorno (specialmente quando le discriminazioni e la violenza si affacciano nella nostra quotidianità), ma l’istituzionalizzazione della “Giornata della Memoria”, il 27 gennaio, è un’occasione particolare per fare i conti con le nostre coscienze.

Nel liceo Mancinelli e Falconi la “Giornata della Memoria” è stata commemorata con un’assemblea straordinaria tenuta nella palestra della scuola. Gli studenti hanno contribuito presentando video, ricerche, approfondimenti, persino un piccolo spettacolo; sono stati affrontati temi interessanti, quali la vita delle donne nei lager, costrette a prostituirsi a soldati e detenuti in bordelli improvvisati; si è parlato della risiera di San Sabba, campo di concentramento italiano poco conosciuto, ma che in quanto a crudeltà aveva ben poco da invidiare ad Auschwitz; è stata presentata una ricerca sul trattamento dei disabili nei lager (che attesta la presenza dell’indirizzo psicopedagogico e sociale); è stata fatta, inoltre, un’analisi psicologica dei generali nazisti, i quali si sono dimostrati colpevoli non tanto di spontanea cattiveria, quanto di un reato ancor più grave: mancanza di idee.

Infatti, un individuo che segue alla lettera gli ordini, anche nel caso in cui essi consistano nell’assassinare milioni di persone a sangue freddo, senza riflettere, senza domandarsi se quello che fa sia giusto, senza opporsi né ribellarsi, è più temibile delle menti che si celano dietro quei comandi: esse infatti sono personalità aberranti, certo, ma pur sempre personalità. Mentre invece gli esecutori, che costituiscono la maggioranza, perdono ogni identità, diventano automi nelle mani del male. E il pericolo più grande è proprio questo: diventare talmente passivi, talmente abituati alla cattiveria e alla violenza da interrompere ogni attività critica, da non saper più distinguere la giustizia dall’ingiustizia; ed è un pericolo che ci colpisce personalmente, che ci riguarda da vicino in qualsiasi epoca o luogo. L’unica via di scampo dal cedimento è ricordare, studiare gli eventi passati e trarne insegnamento, approfondire le dinamiche e la psicologia che si cela dietro catastrofi di così grande portata per imparare a riconoscerle e combatterle.

Purtroppo la (triste) situazione che si è presentata il 27 gennaio nella scuola fa capire che non è ancora stata raggiunta questa consapevolezza, come dimostra la disattenzione generale alla presentazione degli argomenti da parte dei ragazzi, che apparivano in maggior parte distratti o incuranti. A loro discolpa bisogna dire che non erano certo aiutati dalla scomodità della palestra e dalla pessima acustica; è stato fatto il possibile, ma era oggettivamente difficile seguire le presentazioni, che addirittura in molti punti non riuscivano ad essere viste. Inoltre mantenere la concentrazione per 5 ore non è facile: gli argomenti potevano essere concentrati e affrontati in minor tempo.

Ma quale che sia il motivo, l’importanza e il valore della giornata non devono essere persi.

Noi giovani siamo la chiave del cambiamento, il nostro compito è lottare per un futuro migliore, ma non possiamo riuscirci senza aver ben presente il nostro passato: ed è per questo che conoscere, studiare, ricordare, sarà la nostra ancora di salvezza. Il 27 gennaio come il 1 agosto, bisogna tenere gli occhi aperti sulla realtà, combattere le discriminazioni, abolire il razzismo, anche quello apparentemente più innocuo basato sui pregiudizi e le etichette che quotidianamente affibbiamo. Spetta a noi impedire che la storia si ripeta.

Ludovica Di Ridolfi



RedazioneWT

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