Titoli inventati e giornalisti fasulli

Ieri (lunedì 19 gennaio ndr.) è uscita un’intervista al segretario della Fiom Landini intitolata “Landini candida Cofferati. ‘Può diventare lo Tsipras italiano’”. Starete pensando: “Chi se ne frega!”. Son d’accordo, infatti al sottoscritto del pensiero di Landini frega poco o giù di lì. Quello che invece mi interessa – e preoccupa – è il fatto che nell’articolo in questione la frase presente nel titolo molto semplicemente non c’è. Penserete: “Sì, va be’, magari hanno parafrasato”. No no, proprio non c’è. Certo, compare la parola “Tsipras”, ma perché pronunciata dal giornalista. Possibile? Sì, possibile. Leggere per credere.
Ma non finisce qui.

Sempre ieri, ore tredici e qualcosa, servizio del Tg2 sulla situazione interna del Pd e sull’affaire Cofferati. Solita carrellata di facce democratiche o sinistrorse e a un certo punto compare quella del nostro Landini. E cosa dice l’autrice del servizio? Vado a memoria: “Landini ha affermato che Cofferati potrebbe diventare il nuovo Tsipras italiano”. Indovinate un po’ da dove è stata presa questa notizia? Ecco.

Allora, già attribuire una dichiarazione quasi del tutto inventata – con tanto di virgolettato – a un intervistato perché l’intervistatore voleva sentirsi dire quello che voleva lui, è segno di una correttezza degna di un Materazzi del giornalismo. Ma il copia e incolla di un titolo, compiuto evidentemente senza aver letto mezza riga del pezzo, è una cosa da accattoni belli e buoni. Sto esagerando? Non credo. Perché forse quanto accaduto è il sintomo di una malattia diffusa. Forse è uno spaccato realistico dell’informazione italiana. Magari no, ma secondo me è una vicenda che dovrebbe almeno far riflettere.

E riflettendo mi son venute in mente due cose: privatizzazione della Rai e riforma dell’editoria. Cosa c’entrano? Be’, da una parte, sul fronte del (dis)servizio pubblico, sarei ben felice di non foraggiare più certe cialtronate. Dall’altra, sul fronte della carta stampata, sarei più che contento di veder sparire editori part-time – palazzinari, banchieri, faccendieri e via elencando – in cambio di editori puri, a tempo pieno, dediti alla sola attività editoriale.

Magari sono soluzioni che non risolverebbero del tutto le patologie che affliggono il nostro giornalismo. Ma almeno potremmo ragionare con un panorama più chiaro, qualche soldo in più nelle nostre tasche e forse qualche giornalista della domenica in meno.
Vi pare poco?



Giuseppe Carteny

Laureato in Scienze di Governo, chitarrista liberale e aspirante politologo rock. O quantomeno blues. Militante di me stesso, per due anni attivista di Fare per Fermare il Declino. Ex membro della Direzione Regionale del Lazio ed ex membro della Direzione Nazionale del partito. Fondatore del sito collettivo Immoderati.it, collaboro con Geopolitica.info e TheFielder.net.

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