Casualmente

Trainer Adidas ai piedi, giacconi di derivazione militare, con due idee marchiate a fuoco nella mente: lo stadio da vivere e i pub da colonizzare!

Di chi si tratta? Ma dei Casuals bien sûr. Nato come un movimento di rottura nell’ambito della tifoseria all’inglese, questo stile è esploso oltre i confini dello stadio contagiando molti anche nel vecchio continente, soprattutto nell’ultima decade, ma andiamo con ordine.

Sull’origine dello stile Casual, potrà sembrare assurdo, nella vecchia Albione ci sono svariate dispute. All’epoca in cui il movimento ha mosso i primi passi, parliamo dei primi anni ’80, per alcuni non sarà facile crederlo ma nelle curve i movimenti hooligan erano prevalentemente formati da skinheads e da mods. Ora, quanto potrebbe risultarvi strano andare allo stadio e vedervi circondati solo da uomini in pantaloni iperattillati e anfibi Dr. Martens, oggi appannaggio di ragazze modaiole che le abbinano a borse Prada?
Invece fu proprio per distinguersi da quel vecchio modo di tifare che alcuni ragazzi della working class inglese decisero che era ora di indossare abiti firmati, alla moda. Il modo per procurarseli non era importante, l’unica cosa che contava era il marchio esclusivo. Si registra che durante le trasferte europee delle squadre inglesi di quegli anni ci furono vere e proprie razzie, tanto da costringere i commercianti delle capitali a munirsi di nuovi sistemi antitaccheggio! Inoltre, il nuovo look stradale era necessario a superare gli ormai incessanti fermi e blocchi da parte delle forze dell’ordine che in quel periodo dovevano far fronte a vere e proprie guerre tra gang di hooligans. Nelle Firm (gruppi organizzati di tifosi) vennero pertanto abolite sciarpe e magliette della propria squadra.

Altro punto da sempre oggetto di disputa è: quale fu la prima tifoseria a vestire casual? Punto sostanzialmente irrisolto anche se, attuando una cernita, si può circoscrivere la paternità dell’era casual alle tifoserie del Leeds United e del Liverpool F.C.

E in Italia? Nel belpaese l’era casual è stata sostanzialmente importata da quelle tifoserie che, vuoi per ideologie analoghe in ambito politico, oppure per amicizie e gemellaggi stretti con i colleghi d’oltremanica, hanno cominciato a superare quello che fino a quel momento è stato il coloratissimo stile ultras. Tipico esempio ne sono la tifoseria dell’Hellas Verona e della SS. Lazio, che con gli inglesi strinsero gemellaggi per via di affini ideologie politiche. Da quel momento il contagio è stato endemico tanto da faticare a distinguere i tifosi delle diverse fazioni fuori dagli stadi, se non ci fosse una costante che il tifoso italiano difficilmente ha abbandonato: la sciarpa della squadra del cuore.

Ora questo stile è diventato segno di riconoscimento delle tifoserie, soprattutto di quelle di ideologia destroide, ma ciò non toglie che molti altri vivano il loro essere casual in maniera totalmente apolitica, andando allo stadio a sostenere la propria squadra e bivaccando amabilmente con gli amici per i pub di ogni dove. Per quanto riguarda lo stile nel vestire e non solo, si può definire iconico il personaggio di Andy Capp creato da Reg Smythe. Il baschetto tartan e la birra in una mano sono un po’ l’emblema del Casual nel mondo.

Per ulteriori approfondimenti consiglierei la visione dei seguenti film: “The firm: Ultimo Stadio”; “Hooligans GSE”; “The Football Factory”.

Immagine da: esbilla.wordpress.com



Oliviero Papa

Presa dopo innumerevoli sofferenze la fatidica triennale in Scienze Politiche, il ragionier Fa... Oliviero si appresta ad ottenere la tanto agognata specialistica in Relazioni internazionali. Frattanto, per portare il pane sulla tavola, lavoro nell'ambito del retail per la Lacoste. Per il resto "giro, vedo gente, mi muovo, faccio delle cose".

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