Le nuove sfide lanciate dal referendum scozzese

Sono passati venti giorni dal referendum scozzese, che avrebbe potuto cambiare le sorti non solo della Gran Bretagna, ma anche quelle dell’intera Europa. È stato un referendum che ha messo in pericolo la stabilità di una delle nazioni più potenti d’Europa ma, allo stesso tempo, ha rafforzato la convinzione che quando si mettono in discussione questioni chiave per la stabilità di un paese, le si devono affrontare con coraggio. La paura della vittoria del fronte separatista, ha evidenziato le fragilità dell’Europa e ci si è resi conto del bisogno di un dibattito sulla sovranità statale a livello europeo, per dare risposte immediate e serie alle spinte indipendentiste territoriali.

Guardando nello specifico il caso scozzese, si può notare come le spinte indipendentiste trovino solida base nella delvolution of powers del 1997, grazie alla quale si è passati da un’assenza di organi rappresentativi territoriali, all’istituzione di Parlamenti territoriali con funzioni diverse secondo il territorio. In base alla delvolution of powers è prevista un’elencazione di materie riservate allo stato centrale, mentre le materie così dette residue spettano al Parlamento territoriale scozzese. Così il Parlamento scozzese ha potere legislativo in materie non riservate allo Stato centrale, come la sanità, l’istruzione, il trasporto e l’ordine pubblico. Tali competenze sono state ampliate con lo Scotland Act del 2012, che “rappresenta il più ampio trasferimento dei poteri fiscali da Londra a Edimburgo da quando è stato costituito il Regno Unito”.

Come si nota da questo piccolo excursus, si è dato ampio spazio all’autonomia politica territoriale che ha fatto intraprendere al popolo scozzese la strada dell’indipendenza, non essendoci motivazioni giuridicamente valide per impedirgli il diritto di autodeterminarsi.

Il risultato sfavorevole all’indipendenza non può esimere l’Europa dal dare una risposta valida e costruttiva all’indebolimento della sovranità statuale e alla parallela tensione indipendentista, che sta affrontando la maggior parte delle nazioni europee. Ignorare tali problematiche, significherebbe lasciare spazio all’avanzare di moti populisti, che cavalcano i malumori e propinano improbabili ritorni a un’Europa divisa come durante l’età moderna.

Questo atteggiamento si dovrebbe attuare anche nel nostro Paese, partendo da una riforma del Senato che lo raffiguri non solo come organo di rappresentanza territoriale, ma anche come collegamento tra le autonomie locali, lo Stato e l’Unione Europea. È giusto, quindi, l’orientamento del disegno di legge Boschi che vede, più che un Senato federale, un Senato federatore, in grado di dare risposte adeguate alla natura regionalistica del nostro ordinamento.

In conclusione, il referendum scozzese deve essere visto come l’occasione per affrontare la sfida indipendentista, così da rendere più solida sia la democrazia, sia il sogno di un’Europa sempre più unita.



Jacopo Giammatteo

Ventisette anni fa il primo vagito, subito dopo i primi passi e poi un susseguirsi di eventi incredibili che hanno reso la mia vita fantastica. Romanista sin dalla tenera età, durante il tragitto della vita ho preso il diploma di liceo classico, la laurea in giurisprudenza e il 1° dan di Judo. Nonostante le tante strade possibili, sto cercando di seguire la mia passione per il diritto costituzionale, senza abbandonare l'amore per lo sport, il teatro, la politica e la parrocchia. Sono cresciuto nell'Azione Cattolica e ancora oggi collaboro con la Pastorale Giovanile. Ci sarebbero altre cose da scrivere ma sono dettagli. Vi lascio con la frase con cui ho aperto la mia tesi di laurea: “La base della nostra rivoluzione sarà questa: l’atto ingiusto in nessun caso, dico nessuno, è retto; né la reazione ingiusta, né il vendicarsi, con cattiveria, d’un brutto colpo ricevuto”. A presto e buona lettura!

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