Sergio Gotti espone in Germania, intervista esclusiva all’artista veliterno

È nel suo laboratorio che incontro il maestro Sergio Gotti, intento a sistemare le ultime cose prima di partire per la Germania, dove dal 24 settembre al 30 ottobre esporrà le sue opere alla “Kunstlerhaus” di Monaco di Baviera. “Un’opportunità”, come la definisce lui stesso, dove riproporrà la mostra già allestita dal 21 agosto al 21 settembre a Garmisch-Partenkirchen, la città natale di Michael Ende, che lo ha visto ospite nell’ambito della settimana dedicata al noto scrittore tedesco, autore, tra gli altri, del celebre romanzo “La storia infinita” e del libro di racconti “Lo specchio nello specchio”. Ed è proprio da quest’ultimo che è tratto il titolo della mostra di Gotti: “Uomini…il labirinto e i suoi segreti”.
Nello specifico, quella tra l’artista veliterno e la fondazione Michael Ende, è una collaborazione che risale allo scorso anno, quando una delegazione bavarese in visita alla festa dell’Infiorata di Genzano, città gemellata con Garmisch e per anni luogo di residenza proprio di Michael Ende, rimase colpita dalle sue opere e dalla sua creatività, decidendo quindi di invitarlo ad esporre in terra tedesca.
Devo dire che quando l’ho chiamato, qualche giorno fa, chiedendogli di poterlo intervistare, l’ho fatto perché volevo, tramite Walkie Talkie, porre l’attenzione sull’ennesimo successo di Sergio Gotti, un velletrano che, grazie alla qualità delle sue opere create nel corso degli anni, è oggi uno degli artisti più apprezzati in Italia e all’estero.

Ma è proprio sulla differenza di mentalità che distingue l’Italia dagli altri grandi paesi europei, che Sergio decide di soffermarsi. Raccontando l’opportunità che gli è capitata, si dice “amareggiato per il posto che la cultura ricopre in Italia, l’ultimo Paese tra quelli europei nella valorizzazione dell’arte”; un paradosso se si considera l’immenso patrimonio artistico che abbiamo. “Non è possibile puntare sugli artisti sempre e solo come mecenati degli altri, sfruttati in ogni occasione e totalmente ignorati in chiave di proposta politica. Se oggi gli artisti non emergono – dice – è perché chi organizza le mostre, le esposizioni e quant’altro ha come unico obiettivo quello del profitto, per cui se hai la possibilità economica e i contatti giusti bene, altrimenti niente. E questo, naturalmente, va a discapito della qualità, con il risultato che oggi, nelle Gallerie, si trova di tutto e il pubblico non è più in grado di distinguere e apprezzare realmente ciò che vede”. Qui, inevitabilmente, il pensiero va ai giovani, a chi nonostante abbia le potenzialità artistiche, non dispone dei mezzi per poterle esprimere al meglio. “Sono loro a dover essere aiutati. Ecco perché, ciò che si dovrebbe chiedere alle amministrazioni locali, non sono tanto i soldi, quanto le strutture da mettere a disposizione. E ogni comune dovrebbe avvalersi di organismi di promozione, che siano attenti al mondo dell’arte, che visitino i laboratori per conoscere gli operatori e gli artisti, con l’obiettivo di valorizzarli”.
Una visione utopica forse, ma che, tuttavia, paesi con un patrimonio artistico di gran lunga inferiore al nostro hanno dimostrato non essere tale.



Giorgio Zaccagnini

Ventottenne appassionato, giornalista solo per hobby. Almeno per ora. Prima di fondare WalkieTalkie ho scritto due tesi di laurea, la seconda più bella della prima. In cambio ho ricevuto il titolo di dottore in Scienze delle Pubbliche Amministrazioni. Fortemente condizionato dalla convinzione che la sostanza sia più importante della forma, pratico tutte le mie passioni. Attivista politico e tifoso laziale, parteggio. Sempre.

Leggi anche

Top