Il saluto di don Roberto e don Andrea alla comunità di San Clemente

Descrivere un’emozione non è mai facile, anzi ci sono delle emozioni che risultano impossibili da spiegare a parole. Si devono vivere. Chi, tra voi miei venticinque lettori, era a San Clemente domenica 14 settembre, converrà con me che è stata vissuta una serata difficile da descrivere. Don Roberto e don Andrea, due sacerdoti, due pastori, due amici, hanno salutato la comunità e hanno intrapreso le loro nuove strade, sicuri di aver foggiato una comunità pronta a questo cambiamento e felice di accogliere il nuovo. La serata è iniziata con una delle più belle celebrazioni eucaristiche a cui abbia mai assistito; una chiesa gremita ha ascoltato l’emozionante omelia di don Roberto, il quale non è riuscito a trattenere la commozione e questo, aggiunto al silenzio generale, ha reso il momento ancora più toccante. Ora un bravo Scrittore riporterebbe le bellissime parole di don Roberto, vi racconterebbe dell’emozione vissuta durante l’eucarestia, vi scriverebbe della bellissima lettera composta da Massimiliano, ma io non lo farò, perché se lo facessi trasformerei i sentimenti in semplici parole e non gli renderei giustizia. Finita la celebrazione, la serata è proseguita in piazza, con una cena che ha visto la partecipazione di quasi 500 persone, in cui non si è voluto lasciare spazio al dispiacere per la partenza di due amici, ma si è vissuto l’attimo, dimostrando che si può essere testimoni autentici e credibili del Vangelo di Gesù anche facendo festa. L’Amore, che in questi anni hanno donato don Roberto e don Andrea, sarà l’insegnamento più grande che la comunità si porterà dietro. Grazie ai loro insegnamenti si è reso palese che  l’Amore deve aiutare a convivere, condividere e camminare con gli altri. Grazie a loro si è capito che l’Amore per l’altro non è la ricerca della perfezione, ma è l’amare il difetto dell’altro. Grazie a loro, infine, la comunità ha capito che l’Amore non è istinto, ma è la certezza del bisogno di essere, non è compimento, ma è la certezza che nonostante il dolore e le limitatezze si risorge e si risorge perché è l’Amore a far risorgere. Per tutto questo grazie, don Roberto e don Andrea e in bocca al lupo per le vostre nuove missioni.



Jacopo Giammatteo

Ventisette anni fa il primo vagito, subito dopo i primi passi e poi un susseguirsi di eventi incredibili che hanno reso la mia vita fantastica. Romanista sin dalla tenera età, durante il tragitto della vita ho preso il diploma di liceo classico, la laurea in giurisprudenza e il 1° dan di Judo. Nonostante le tante strade possibili, sto cercando di seguire la mia passione per il diritto costituzionale, senza abbandonare l'amore per lo sport, il teatro, la politica e la parrocchia. Sono cresciuto nell'Azione Cattolica e ancora oggi collaboro con la Pastorale Giovanile. Ci sarebbero altre cose da scrivere ma sono dettagli. Vi lascio con la frase con cui ho aperto la mia tesi di laurea: “La base della nostra rivoluzione sarà questa: l’atto ingiusto in nessun caso, dico nessuno, è retto; né la reazione ingiusta, né il vendicarsi, con cattiveria, d’un brutto colpo ricevuto”. A presto e buona lettura!

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